Domenica 23 giugno (XII domenica del Tempo Ordinario). Cristina e Fernando Carallo (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Lecce, Regione Puglia) commentano il passo del vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)
In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Il commento di Cristina e Fernando
Nel Vangelo di oggi c’è Gesù nella barca con i discepoli. La barca rappresenta la Chiesa, dove noi cristiani ci raduniamo insieme a Gesù. Quella barca, però, rappresenta anche la vita dove Gesù ha scelto di essere presente come in quella dei discepoli.
In quella barca, però, attraverso il mare in tempesta spesso viviamo momenti difficili. Gesù, in quei momenti, è lì, vicino a pochi passi. Invece, a noi non interessa che sia vicino, ma vorremmo che agissse per noi, che ci aiutasse in mezzo alla tempesta. Vederlo dormire e non intervenire, per noi, come per i discepoli, è motivo di scandalo. Così i discepoli lo svegliano. Egli, subito, calma il mare, poi chiede ai discepoli perché sono impauriti e constata che non c’è fede. Infatti da tutto ciò si nota che vogliamo un Dio che intervenga per risolvere i problemi, ciò significa che la nostra fede diminuisce.
Infine si chiedono chi è Gesù; Marco ci obbliga a guardarci dentro. Gesù non entra in nessun schema, Lui è il più grande. Noi l’accettiamo così com’è perché l’amore apre la nostra mente e il cuore ad accoglierlo con tutti i nostri limiti.
Riflettendo su questo passo del Vangelo, rivedo noi famiglie adottive. Tutto il nostro percorso di vita è stato come una barca in mezzo al mare. In molti momenti, anche noi abbiamo gridato: “Gesù, svegliati e aiutaci” perché volevamo un Risolutore, Qualcuno che facesse calmare la tempesta (la sterilità) e tutto si potesse risolvere. Dopo, guardando e ascoltando il suo nome abbiamo compreso che la fede in Lui ci poteva aiutare.
Nel momento in cui abbiamo detto il nostro sì nell’accoglienza abbiamo dimostrato di avere fede. Abbiamo accolto i nostri figli e iniziato così un nuovo cammino in un mare che non è sempre calmo. Seguiamo il loro crescere, i loro dubbi, le loro incertezze, però, quando pensiamo di non farcela e vorremmo gridare ilSuo nome, affinché ci aiuti, solo invocandolo iniziamo ad affidarci a Lui ed è in quel momento che Lui interviene salvandoci dall’incredulità e donandoci quell’Amore unico che guarisce tutte le ferite.
All’orizzonte, remando con i nostri figli sulla barca della vita possiamo vedere un sole che sorge e un mare calmo che ci spinge alla Serenità, quella vera che solo Dio può donare.
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