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Scoprire nell’abbandono un dono è “dare vita”, è prevalere sul male

Domenica 9 giugno (X domenica del Tempo Ordinario). Vilma e Sergio Barel (Gruppo famiglie Regione Friuli Venezia Giulia) commentano il passo del vangelo secondo Marco (Mc 3,20-35)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,20-35)

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro». Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Il commento Vilma e Sergio

Il vangelo di questa domenica è sicuramente molto complesso per tutti noi. Da un lato abbiamo un Gesù a cui spesso noi adulti, come gli scribi, non riusciamo a controbattere e a cui non vogliamo riconoscere la forza del bene che egli professa. E allora non ci resta che relegarlo a essere anche lui un demone, un Satana, a un fenomeno di magia. Dall’altra la bestemmia contro lo Spirito Santo che non può essere perdonata in eterno che ci intimorisce nella sua non esplicitazione.
Sembra un rebus senza soluzione in cui il potere sembra alla base del bene, ma sappiamo bene che questo non è quello che succede nella nostra vita dove il potere è il primo nemico del bene.
La chiave sembra essere il perdono. Un perdono inefficace se vi è il rifiuto di farsi perdonare.
Ecco allora che peccare contro lo Spirito Santo è rifiutare che in Gesù agisce Dio Salvatore e questo è il peccato più grande. Con questo rifiuto la salvezza è impossibile.
Lo Spirito Santo con il suo alito ci dà la vita. Se non lo accettiamo moriremo nei peccati senza la salvezza. Aprirsi alla vita significa speranza, non lasciarsi andare alla morte, ritentare la strada del ritorno.
Ecco, allora, che la speranza senza fine dei bambini abbandonati di essere ancora figli rappresenta la volontà di essere parte del disegno della salvezza che Gesù ci presenta.
Scoprire nell’abbandono un dono è “dare vita”, è prevalere sul male. Vedere il bene anche nelle azioni che ci sembrano negative, significa entrare in sintonia con lo Spirito Santo che ci spinge verso la salvezza.
Il nostro ruolo di genitori adottivi è quello dello strumento dello Spirito Santo di far rinascere la vita. Strumento di quel Padre che “se anche tua madre ti avesse abbandonato, io non ti dimenticherò”. Portatori di quell’alito che riporta ciascuno di noi dentro il disegno del Padre.

 

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