Venerdì 7 giugno (solennità del Sacratissimo cuore di Gesù). Grazia e Massimo Ranuzzi (comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Viterbo, Regione Lazio) commentano il passo del Vangelo di Giovanni (Gv 19,31-37)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 19,31-37)
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Il commento di Grazia e Massimo
Oggi ci viene offerta davanti agli “occhi interiori”, illuminati dalla fede, l’immagine di Cristo, che, appena morto sulla Croce, ebbe il fianco aperto da una lancia scagliata dal centurione. «Subito ne uscì sangue ed acqua» (Gv 19,34). Spettacolo angosciante…
Richiamando l’omelia di Papa Francesco proposta il 5 novembre del 2021 al Policlinico “Agostino Gemelli”, contempliamo l’immagine di Gesù in croce e ci lasciamo guidare da tre parole: ricordo, passione e conforto.
Ricordo.
Ri-cordare significa “ritornare al cuore, ritornare con il cuore”. A che cosa ci fa ritornare il Cuore di Gesù? Viene naturale fare memoria della sua bontà, che è gratuita, non si compra né si vende; è incondizionata, non dipende dalle nostre opere, è sovrana. E commuove. Per noi consorelle e confratelli de La Pietra Scartata, il ricordo dei milioni di bambini abbandonati continua a commuoverci, ma nella fretta di oggi, purtroppo tra mille corse e continui affanni, rischiamo di perdere la capacità di commuoverci e di provare compassione, perché stiamo smarrendo questo ritorno al cuore, cioè il ricordo, la memoria, il ritorno al cuore alla nostra missione: mai più bambini abbandonati.
Passione.
È la seconda parola. Il Cuore di Cristo non è una pia devozione per sentire un po’ di calore dentro, non è un’immaginetta tenera che suscita affetto, no, non è questo. È un cuore appassionato – basta leggere il Vangelo –, un cuore ferito d’amore, squarciato per noi sulla croce. Abbiamo sentito come il Vangelo ne parla: «Una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34). Trafitto, dona; morto, ci dà vita. Il Sacro Cuore è l’icona della passione: ci mostra la tenerezza viscerale di Dio, la sua passione amorosa per noi, e al contempo, sormontato dalla croce e circondato di spine, fa vedere quanta sofferenza sia costata la nostra salvezza. Nella tenerezza e nel dolore, quel Cuore svela insomma qual è la passione di Dio. Qual è? L’uomo, noi. E qual è lo stile di Dio? Vicinanza, compassione e tenerezza. Noi sentiamo veramente questa vicinanza, compassione e tenerezza nei confronti dei bambini abbandonati?
La terza parola è conforto.
Essa indica una forza che non viene da noi, ma da chi sta con noi: da lì viene la forza. Gesù, il Dio-con-noi, ci dà questa forza, il suo Cuore dà coraggio nelle avversità. Tante incertezze ci spaventano: le guerre, i cambiamenti climatici, le malattie, le carestie… la crisi che dall’inizio della pandemia ha coinvolto l’adozione internazionale. Potremmo scoraggiarci. Per questo abbiamo bisogno – la terza parola – di conforto. Il Cuore di Gesù batte per noi ritmando sempre quelle parole: “Coraggio, coraggio, non avere paura, io sono qui!”. Coraggio sorella, coraggio fratello, non abbatterti, il Signore tuo Dio è più grande dei tuoi mali, ti prende per mano e ti accarezza, ti è vicino, è compassionevole, è tenero. Egli è il tuo conforto.
Gesù apra i cuori di chi si prende cura dei bambini abbandonati. Al tuo Cuore, Signore, affidiamo la nostra vocazione: facci sentire caro ogni bambino che si avvicina a noi nel bisogno. Amen.
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