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Accogliere è aprire le braccia all’altro, ma anche affidarsi… pur se non tutto è chiaro

Domenica 26 maggio (solennità della Santissima Trinità). Renata e Giovanni Solfrizzi con la figlia Jussara Rita (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo Matteo (Mt 28,16-20)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Il commento Renata e Giovanni con Jussara Rita

Probabilmente non è un caso che le ultime parole di Gesù nel Vangelo di Matteo – “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” – siano le medesime riportate a chiusura del “…ma Dio tace”, la rappresentazione del mistero dell’adozione ispirata dall’omonimo testo di Marco Griffini, che costituisce un punto fondamentale, una pietra angolare, potremmo dire, della spiritualità dell’accoglienza su cui si fonda l’associazione La Pietra Scartata.
La promessa di rimanere con noi tutti i giorni, per sempre, è il culmine del tanto breve quanto intenso discorso che Gesù Risorto rivolge agli Undici discepoli subito prima dell’ascensione al cielo (che non viene raccontata qui, ma nei Vangeli di Marco e, soprattutto, Luca, e ancora negli Atti degli Apostoli).
Prima ancora delle parole di Gesù, vale la pena soffermarsi sulla scena: “Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono”. L’accoglienza è così: è sufficiente vedere, riconoscere l’opera di Dio per prostrarsi, prima di ogni cosa, davanti a lui, anche se non tutto è chiaro, anche se il dubbio, l’incertezza, la poca comprensione ancora confondono il nostro cuore e la nostra mente.
Accogliere è certamente aprire le braccia, offrire la propria disponibilità all’altro, ma anche affidarsi, lasciarsi andare a questo gesto di amore anche se non tutto è chiaro, nella fiducia del suo essere accanto a noi per sempre.
Gesù ha ricevuto ogni potere in cielo e in terra – e non potrebbe essere altrimenti, avendolo ricevuto dall’Onnipotente – e per questo non si potrebbe immaginare mandato più ampio di quello apostolico ricevuto dagli Undici.
È, in realtà, il mandato che ognuno di noi riceve, gratuitamente, di andare nel mondo, ammaestrare tutte le nazioni, battezzandole nel nome della Santissima Trinità e insegnando loro a “osservare tutto ciò che vi ho comandato”.
È il mandato che ciascuno di noi riceve quando è chiamato a essere genitore, accogliendo, magari grazie ad un lungo viaggio dall’altra parte del mondo, e insegnando ai propri figli la fede fin dal giorno del battesimo, a crescerli, insomma, a diventare ed essere a propria volta accoglienti.
In questo modo, davvero, Lui sarà con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo

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