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Forse relazionarsi a Dio è più semplice di quanto sembri: basta amare!

Domenica 19 maggio (domenica di Pentecoste). Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27;16,12-15)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27;16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Il commento di Cristina e Claudio

Che bello sapere che siamo con Lui “fin da principio”. Questa consapevolezza è una carezza al cuore che dona tanta serenità, vero? Il passaggio più “critico” forse è più legato al “…e anche voi date testimonianza”: fosse semplice! Tra l’altro, abbiamo anche un alibi di ferro, visto che Gesù stesso ci dice che “per il momento non siete capaci di portarne il peso”.
Allora, ci chiediamo: basta solo aspettare “Quando verrà lui, lo Spirito della verità”? Oppure è già venuto e non ce ne siamo accorti? Oppure, ancora, continua a venire e noi continuiamo a non accorgercene?
Forse, però, è davvero molto più semplice di quanto sembra.
Di fatto, Gesù è venuto sulla terra per testimoniare chi è Dio (Amore) e come relazionarci a Lui (amando) come ha fatto lui (con la croce). Quindi, così sì che è semplice: basta amare! Tutti siamo figli e abbiamo conosciuto questo amore: dalla nostra mamma, dal nostro papà; in un modo o nell’altro, loro ci hanno amati, a volte con gesti molto semplici, a volte in un modo diverso da come avremmo voluto, ma ci hanno amati.
Alcuni di noi, poi, sono anche padre o madre e ancora di più possono riconoscere in questa esperienza il “respiro” di Dio, “lo Spirito di verità che procede dal Padre”, il vero significato della parola “amare”, che più che una parola è un gesto, anzi… una serie di gesti: piccoli, concreti, pazienti, ripetitivi.
Noi, tutti, siamo chiamati ad amare, è nel nostro DNA: per questo quando amiamo siamo sorridenti e quando siamo amati… forse ancora di più.
Non possiamo tuttavia nasconderci che amare può comportare sofferenza (la croce) e, allora, ci facciamo venire i dubbi.
Come il dubbio che abbiamo avuto quando ci siamo avvicinati all’esperienza dell’affido: saremo capaci di amare un figlio “non generato” con la stessa intensità dei “nostri” figli biologici? Beh, con il senno del poi (quello con cui siamo tutti bravi), in famiglia dobbiamo ringraziarci vicendevolmente poiché chi di noi non aveva dubbi, ha rispettato quelli dell’altro.
Resta comunque il fatto che rischiamo di non essere “capaci di portarne il peso”. Sì, perché crediamo di potercela fare da soli.
Capita (o è capitato) anche a voi di ripetere ai propri figli la stessa cosa più e più volte? E di correre come una trottola a destra e a manca per portarli in giro? E di sentirsi rifiutare un aiuto ad apparecchiare? È davvero “pesante”!
Eppure, basta riconoscere che non siamo soli. Basta ricordarsi che quando si è stanchi c’è qualcuno che ci aspetta.
Solitamente si dice che “siamo ciò che mangiamo”: se mangiamo cibi sani, stiamo meglio; se mangiamo porcherie… anche il nostro organismo ne risente. Data questa verità, ultimamente, quando a Messa prendiamo la Comunione, la mastichiamo con gusto, consapevoli che “siamo ciò che mangiamo”, e se mangiamo Dio… diventiamo come Lui, quindi, capaci di Amare come Lui ci ama.
Quindi, quando ci sembra di non farcela… forse basta farsi un buono spuntino (in chiesa).

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