Domenica 14 aprile (III domenica di Pasqua). Vilma e Sergio Barel (Gruppo famiglie Regione Friuli Venezia Giulia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Il commento di Vilma e Sergio
I discepoli sono dubbiosi, gli viene raccontato come alcuni compagni hanno riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, ma è difficile credere. I dubbi si annidano nel loro cuore, e quando Gesù appare loro, essi si spaventano: è troppo credere che sia realmente lì in mezzo a loro. Allora Gesù, attraverso dei segni concreti, le ferite, lo spezzare il pane, scioglie i loro dubbi, apre la loro mente al significato delle scritture.
In ogni storia adottiva il momento in cui un bambino entra in famiglia e scopre l’amore di una mamma e di un papà è un momento di incredulità, è troppo, spaventa essere parte di una famiglia. Come la resurrezione era per gli apostoli una speranza, così lo è una famiglia per i bambini abbandonati.
Anche qui sono i segni concreti a permettere il formarsi di una famiglia: i nostri figli riconoscono e accettano l’amore solo quando riescono a mostrare le loro ferite e a condividere il pane della quotidianità. Il mettersi a nudo, senza fronzoli, in assoluta intimità tra figli e genitori fa si che la famiglia si crei veramente.
Ed è anche quello il momento in cui genitori e figli comprendono di essere parte di un progetto di salvezza. Un progetto di salvezza per i nostri figli e per noi genitori che era scritto nel fatto che il “Signore non ci dimentica”, ci viene a trovare, si prende cura di noi e ci stupisce ogni volta.
Gesù esorta i discepoli a essere testimoni di quanto hanno compreso; la famiglia adottiva è chiamata a essere testimone che ogni bambino abbandonato può e deve rinascere nell’amore di una famiglia.
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