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La Grazia della sterilità feconda: accogliere i bambini abbandonati

Domenica 17 marzo (V domenica di Quaresima). Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,20-33)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Il commento di Donatella e Stefano

Questo brano dell’evangelista Giovanni è particolarmente importante. Gesù è alla festa di Pasqua, che per lui sarà l’ultima, ci sono tante persone che lo vogliono incontrare tra cui alcuni proseliti greci, ma egli risponde che è giunta la sua ora, è venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato.
Per Gesù è giunto il momento del sacrificio e racconta la parabola del chicco di grano che se non muore, non porterà frutto. Con questa parabola Gesù ci dice che chi “ama” la propria vita la perderà e chi la “odia” la salverà per la vita eterna. Gesù ci esorta a dare un senso alla nostra vita, ci dice che chi vive solo per sé stesso alla fine perderà la propria vita, mentre chi è capace di consegnare la propria vita a Dio la salverà; chi vuole seguirlo deve però passare dalla croce, cioè morire come il chicco di grano.
Questo non deve farci paura perché colui che si affida al Padre non avrà nulla da temere, perché il Padre sarà sempre con lui.
I presenti non capiscono le sue parole, perché Cristo non ha ancora offerto se stesso attraverso la croce e la resurrezione; comprendono però, sentendo il tuono, che qualcosa di grande sta accadendo.
Noi ora sappiamo cosa è accaduto nella Pasqua di morte e resurrezione e se non vogliamo rimanere soli come il chicco di grano che non muore, dobbiamo prendere la nostra vita e darle un significato.
Se nella vita abbiamo avuto esperienze di dolore e delusione per la mancata genitorialità, questo non ci deve rendere sterili nella vita concreta, ma ci deve rendere fiduciosi nelle parole di Gesù e portarci a percorrere la strada del dono di sé. Noi genitori adottivi abbiamo attraversato il cammino adottivo che a volte ci ha messo a dura prova ma che ha portato frutto, consentendoci di trasformare la nostra sterilità rendendola feconda mediante l’accoglienza di bambini abbandonati, tramite un gesto d’amore reciproco che ha consentito a noi di diventare genitori e ai nostri bambini di rinascere, di essere nuovamente figli, accolti per sempre nel calore di una famiglia.

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