Domenica 10 marzo (IV domenica di Quaresima). Piera e Francesco Ferruccio (Gruppo famiglie, regione Abruzzo) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,14-21)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,14-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Il commento di Piera e Francesco
Il Vangelo di Giovanni che viene annunciato in questa domenica di Quaresima ci dice che la risposta alla domanda sul senso della vita è Gesù, morto e risorto.
La salvezza non è opera nostra, ma ci è donata dall’alto. Il nostro limite è non vedere la salvezza, è credere che il male sia più forte del bene. Basterebbe alzare lo sguardo più in alto, uscire dal nostro egocentrismo e accogliere quella luce che Dio ha inviato nel mondo.
Spesso ci chiudiamo in noi stessi, diventiamo vittime della nostra stessa sofferenza, incapaci di riconoscere quell’amore che dall’alto è sceso sulla terra. Siamo incapaci di cercare la luce, di trovarla e camminare dietro di lei.
La croce ci fa paura, le nostre croci e soprattutto quella dei nostri figli, dove c’è abbandono, ci fanno paura. E, offuscati dal male, non comprendiamo che solo se entriamo nella sua contemplazione possiamo vedere la salvezza e l’amore di Dio per noi e per i nostri figli.
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