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Quando abbiamo detto “sì” al grido del bambino abbandonato, siamo entrati nel “Suo Tempio”, permettendo a Dio di operare in noi tutto ciò che era necessario per aprire il cuore all’accoglienza

Domenica 3 marzo (III domenica di Quaresima). Cristina e Fernando Carallo (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lecce, Regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-25)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-25)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Il commento di Cristina e Fernando

In questa III domenica di Quaresima troviamo il Vangelo di Giovanni dove Gesù si reca a Gerusalemme; il testo già si propone come anticipatore degli eventi della passione, morte e resurrezione di Gesù. Infatti, alla domanda: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?” Gesù risponde: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Il Verbo usato, eghéiro, significa anche rialzare, ma è tipico per indicare la resurrezione.
Ci troviamo di fronte a un annuncio pasquale, come dice il narratore: “Egli parlava del tempio del suo corpo”.
Il Cristo morto e risorto è il tempio escatologico, il luogo di incontro, alleanza e comunione tra Dio e l’uomo. Inoltre, Egli nel Tempio, non scaccia solo i cambia valute, ma anche gli animali per i sacrifici, morirà egli stesso come un agnello pasquale e deporrà liberamente la propria vita per riprenderla di nuovo.
Tutto ciò ci fa riflettere; nel momento in cui scaccia i cambia valute e gli animali fa crollare quelle strutture che compongono il mercato e che creano confusione. Esse fanno mettere al primo posto le cose e il superfluo profanando quotidianamente i momenti della nostra vita. Gesù ci richiama a superare le nostre sicurezze materiali e a entrare nella casa del Padre, per metterci nuovamente in ascolto. Un ascolto attento, silenzioso e paziente.
È lo stesso ascolto che abbiamo esercitato quando abbiamo detto “sì” al grido del bambino abbandonato. In quel momento siamo entrati nella “Casa del padre” lasciando tutte le cose superflue del mondo, permettendo a Dio di operare in noi tutto ciò che era necessario per aprire il cuore all’accoglienza.
Dobbiamo continuare a lasciare fuori le cose del mondo: condizionamenti, luoghi comuni e mode e porci in ascolto, questo ci permetterà di guidare i nostri figli nei loro momenti adolescenziali, che a volte creano in noi insicurezze e paure, non comprendendo che, invece, dalla crisi può nascere un nuovo equilibrio che permetterà di risorgere più forte nell’amore e nella comprensione reciproca.

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