Domenica 11 febbraio (VI domenica del tempo ordinario). Grazia e Massimo Ranuzzi (comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Viterbo, Regione Lazio) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Il commento di Grazia e Massimo
In quel tempo un lebbroso era considerato un impuro, un escluso. Doveva essere allontanato. Chi lo toccava, anche lui/lei diventava impuro/a! Ma quel lebbroso ebbe molto coraggio. Trasgredì le norme della religione per poter arrivare vicino a Gesù gridando: “Se tu vuoi, puoi guarirmi“, che rivela la grande fede dell’uomo nel potere di Gesù.
E Gesù, profondamente commosso, lo guarisce. È come se dicesse: “Per me, tu non sei un escluso. Io ti accolgo come un fratello”! E poi cura il lebbroso dicendo: lo voglio! Sii curato! Rivelando il volto di Dio compassionevole, misericordioso che integra il lebbroso nella convivenza fraterna, perché per Lui non esiste la categoria degli “esclusi”.
Nelle società contemporanee sono decisamente aumentate le categorie degli esclusi e sono quelli maggiormente vulnerabili: dalle persone senza fissa dimora, ai disabili, ai detenuti o ex-detenuti, alle persone con dipendenza da sostanze, agli anziani, agli immigrati, ai rom, fino ad arrivare ai minori, ai minori abbandonati, sono una moltitudine (riguarda più di 180.000.000 milioni in tutto il mondo), una vera emergenza umanitaria.
La soluzione sarebbe che “l’umanità tutta” cominciasse (a partire da ciascuno di noi) a maturare una fede come quel lebbroso per riconoscere nell’insegnamento di Gesù la bellezza della convivenza fraterna.
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