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Salvare i nostri figli dal male dell’abbandono con l’aiuto di Gesù Bambino/Abbandonato

Domenica 28 gennaio (IV domenica del tempo ordinario). Jussara Rita, Renata e Giovanni Solfrizzi (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il commento di Jussara Rita, Renata e Giovanni

È sempre difficile e anche un po’ imbarazzante – per chi teologo non è – commentare gli episodi di esorcismo operati da Gesù che sono narrati nei Vangeli.
In questo caso, tuttavia, sarebbe facile osservare che questo primo “segno“ di Gesù (almeno nel Vangelo di Marco) è una dimostrazione di potenza (“comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono”) che viene correttamente percepita dai presenti come “un insegnamento nuovo”.
Ma cosa ci dice questo racconto dell’evangelista Marco nella prospettiva dell’accoglienza?
Siamo noi, genitori adottivi e affidatari, in questo brano i destinatari dell’insegnamento nuovo o lo sono i nostri figli? Lo siamo tutti!
Dobbiamo, noi genitori, imparare a “uscire da noi stessi” e riconoscere il dono del Suo insegnamento, comprendere che possiamo anche essere chiamati ad abbandonare il desiderio sul quale normalmente si fonda il progetto di creare una nuova famiglia, avere dei figli con le sole nostre forze e con i soli nostri corpi.
Ma è certamente un insegnamento destinato anche ai nostri figli, quelli che abbiamo fatto rinascere figli rompendo il loro abbandono. Ci sovvengono, in questa riflessione, le parole di Padre Mario Colombo – in missione negli Anni ‘70 con il suo mandato di annuncio del vangelo nelle favelas brasiliane – che definiva i bambini abbandonati “merce del diavolo”, perché destinati a diventare vittime dello sfruttamento degli adulti.
Da queste parole, che così bene si accostano al Vangelo di Marco, prende avvio, nell’umile riconoscimento delle nostre imperfezioni, la progressiva consapevolezza della chiamata all’accoglienza, la comprensione del suo insegnamento nuovo che ci invita a collaborare con Lui nell’allontanare dai nostri figli il male dell’abbandono.
E, dunque, accogliendo i nostri figli siamo stati un po’ esorcisti anche noi? Parole forti, che però fanno riflettere. Siamo certi che, accogliendo con tutto il nostro amore quei nostri figli che erano persi nell’abbandono, abbiamo contribuito a dar loro una nuova dignità di figli, sforzandoci (e con quanta fatica!) di imitare l’esempio di Gesù; non smetteremo mai di ringraziare il Signore per averci scelto come suoi collaboratori e strumenti, per quanto imperfetti, nella salvezza di nostra figlia.

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