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Marco Griffini. Il grido del perdono: la logica di Dio (9 e ultima tappa)

Con il perdono iniziamo a imparare il linguaggio di Dio, entriamo nella sua “logica” che ci mostra gli avvenimenti a noi accaduti da un’altra prospettiva: la Sua, appunto!

Il fascicolo n. 12 della rivista “Lemà sabactàni?”, in continuità con la sequenza di incontri proposti nel cammino di esplorazione del mistero dell’abbandono e dell’accoglienza nella storia della salvezza, affronta la vicenda di Giuseppe, figlio di Giacobbe, narrata in uno dei racconti più affascinanti e coinvolgenti di tutta la Bibbia. Più ci si accosta alla storia di Giuseppe, più le identificazioni e le convergenze con le condizioni di abbandono e di accoglienza note nel percorso adottivo emergono e si attivano, suscitando ulteriore rielaborazione circa l’interpretazione di tali esperienze, rilette alla luce della Parola di Dio capace di svelarne l’autentico senso.

Griffini verificherà similitudini e analogie della storia di Giuseppe sia con la condizione di Gesù in croce, sia con le esperienze dei figli abbandonati e dei genitori che li hanno accolti.

Seguendo le orme di Giuseppe lungo un itinerario segnato da due grida, quello dell’abbandono e quello del perdono, Griffini si propone di indagare se anche dal grido di abbandono di Giuseppe trovi origine quel cammino che porta alla salvezza: “vogliamo, ancora una volta, comprendere se è vero che il Padre non ti abbandona ma, anzi, ti benedice”.

Il percorso è diviso in nove tappe. Questa è la nona e ultima tappa.

 (Per l’ottava tappa QUI)

Nona tappa

La “Logica” di Dio

Ora Giuseppe può finalmente “perdonare” e allargando le braccia, va incontro ai fratelli: «Avvicinatevi a me!» (Gn 45,4).

Giuseppe ha finalmente compreso – ma quanto tempo ci è voluto! – : Dio aveva un progetto su di lui, un disegno provvidenziale finalizzato, come ogni abbandono, ad un destino di salvezza.

Ma ora non vi rattristate – dice Giuseppe ai fratelli – e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perche Dio mi ha mandato qui, prima di voi … per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente (Gn 45, 5-7).

Ecco la rottura con una logica puramente umana: “salvare in voi”, cioè grazie a ciò che avete fatto voi, la vita di molta gente. Estremamente esplicito il pensiero di Rupnik su questo passo: La via dell’amore passa attraverso il male che subisce. Ma c’è ancora di più: il male che i fratelli hanno fatto si converte in bene. Dunque – conclude – in qualche maniera si rivela che il male non ha consistenza” (cfr M. I. Rupnik, Cerco i miei fratelli, Roma 2008, p. 109).

“Il male non ha consistenza”. Il perdono e la sua forza non solo distruggono, anzi annichiliscono il male, ma aprono la strada a quel sentimento umano che più ci fa sentire intimamente uniti a Dio: il ringraziamento. Con il perdono iniziamo a imparare il linguaggio di Dio, entriamo nella sua “logica” che ci mostra gli avvenimenti a noi accaduti da un’altra prospettiva: la Sua, appunto!

Se voi avete tramato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene (Gn 50,20).

Per questo, dice Giuseppe, vi ringrazio. Per questo, scrive Greta, ti ringrazio. Per questo, preghiamo noi, “grazie, per avercela donata!”

La vicenda di Giuseppe dimostra, ancora una volta, come il Padre tenga in particolare considerazione questi suoi figli che sono stati abbandonati dagli uomini; quasi fossero – concedetemelo – i suoi figli “prediletti”.

Perché, come ha esclamato con la consueta convinzione Papa Francesco: ” Dio concede loro la possibilità di conoscere con ‘il perdono, la gioia di Dio” (cfr l’Angelus di Papa Francesco del 15 settembre 2013).

Fine

 

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