1 agosto 2020. XVIII domenica del tempo ordinario. Cristina e Paolo Pellini, della Comunità La Pietra Scartata (Lombardia), commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,24-35)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,24-35)
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Il commento di Cristina e Paolo

In questo brano giovanneo, Gesù ha appena sfamato la folla che lo seguiva, moltiplicando miracolosamente quel poco di cibo che c’era a disposizione. La folla, che pensa di aver trovato un grande capo in grado di procurarle cibo senza che le persone debbano fare fatica per procacciarselo, cerca il Rabbi Gesù, vuole subito il Rabbi Gesù. Tanto che le persone che lo cercano, decine, centinaia o migliaia che fossero, si imbarcano subito per Cafarnao, sulle sponde del Lago di Tiberiade, sede principale della predicazione di Gesù, convinte che Gesù sia là. Quando finalmente lo trovano, Gesù le rimprovera perché lo cercano non per i segni clamorosi da Lui compiuti, ma perché, nell’incontro con Lui, avevano semplicemente avuto modo di saziare la loro fame naturale, terrena.
Segue, poi, nel brano evangelico, un dialogo teologico molto profondo tra Gesù e alcuni della folla. Un dialogo in cui sicuramente questi rappresentanti della folla possono capire poco di quanto Gesù afferma, ma probabilmente riescono a intuirne l’importanza, la novità o solo l’opportunità, tanto da chiedere: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?»
Gesù risponde dicendo sostanzialmente due cose. La prima è di darsi da fare, di affannarsi sì, ma per il Cibo Eterno. Che cos’è questo Cibo Eterno di cui Gesù parla? È Lui stesso. E chi donerà questo cibo? È sempre Lui stesso, nella futura Eucarestia che lascerà agli uomini.
Aggiunge poi che l’Opera per eccellenza di Dio, Colui che lo ha inviato agli uomini, è la fede in Cristo che il Padre stesso suscita nel cuore di ogni uomo.
Di fronte a queste due abissali verità, in grado di fare venire le vertigini ma anche di cambiare per sempre la vita delle persone, la folla appare completamente confusa e fuori strada. Ironicamente il racconto ci mostra la folla che, dopo essere stata sfamata a migliaia, chiede al maestro un segno simile a quello della manna del deserto ai tempi di Mosè, che è precisamente il segno che Gesù ha appena compiuto per loro.
Questi uomini, in realtà, sono incapaci di leggere i segni di Gesù, cioè di dare ai segni un significato, come Gesù stesso sottolinea all’inizio del brano. Gesù è unico mediatore del Padre nella parola, nella speranza, nella vita eterna, nella consolazione, quindi nella relazione con Dio.
E a noi che già sappiamo cosa intendeva Gesù con quelle parole, cosa suggerisce questo brano? Sappiamo leggere i segni di Dio nella nostra vita? Sappiamo riconoscere il pane vero?
Prima di tutto occorrerebbe riuscire a preoccuparsi principalmente delle cose fondamentali e la cosa fondamentale per eccellenza è Gesù, che ha avuto il sigillo dal Padre. Senza distrazioni, facendo silenzio e spazio a Lui, a quel pane spezzato segno di vita e di relazione. Lui, dobbiamo porre alla base della nostra vita. Lui, dobbiamo porre al centro delle relazioni nella nostra famiglia e con i nostri figli. Al centro delle relazioni tutte.
Siamo chiamati insieme a nutrirci di Lui, dolcissimo pane divino a noi donato dal Padre, santa Eucarestia. Così facendo veniamo misteriosamente e progressivamente conformati a Lui. Diveniamo sempre più miti e umili di cuore, come Lui è. Non è solo una nostra scelta.
Siamo chiamati a seguirlo, a camminare mettendo i nostri piedi nelle impronte dei suoi. Siamo chiamati a prenderlo come modello a cui aspirare con gradualità.
Per le famiglie accoglienti questo discorso è particolarmente importante. Infatti, più ci nutriremo di Lui, più saremo conformati a Lui, nostro Signore e nostro Dio, più sapremo dare le giuste risposte alle esigenze, a volte urgenti e drammatiche, che quel meraviglioso bambino o ragazzo che abbiamo accolto nella nostra casa, manifesta. E sapremo dare le giuste risposte alle esigenze, a volte urgenti e drammatiche, di quel bambino e quel ragazzo che ancora aspettano di essere accolti.
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