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Corpo di Gesù/bambino abbandonato: se ogni parrocchia d’Italia si impegnasse a trovare solo una famiglia accogliente tra i propri fedeli…

6 giugno 2021. Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Cristina e Paolo Pellini, della Comunità La Pietra Scartata (Lombardia), commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 14, 12-16. 22-26)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14, 12-16. 22-26)

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: «Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?». Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

 

E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

È tempo di Pasqua a Gerusalemme. Siamo nel momento in cui Gesù si è offre vittima per la nostra salvezza mostrandoci la strada. Tutto è già stato predisposto per la cena di Pasqua. C’è già un padrone di casa pronto ad offrire il luogo, una grande stanza al primo piano della sua casa, dove di lì a poco si consumeranno i gesti che daranno avvio ad una nuova epoca per l’umanità, quella in cui Cristo rimarrà per sempre con gli uomini nell’Eucaristia.

Ma questo luogo è anche il luogo della paura e della speranza, del dubbio e della preghiera in quei lunghi cinquanta giorni dalla risurrezione del Signore alla discesa dello Spirito durante la festa di Pentecoste, dieci giorni dopo la sua salita al cielo.

È il luogo dove nasce la Chiesa, la piccola comunità di credenti, il mistico corpo di Cristo risorto, raccolta intorno a Maria, la madre del Signore. Questa Chiesa che oggi è composta da due miliardi e duecento milioni di anime, tanti sono i cristiani sulla terra.

Qui Gesù fa per la prima volta quei gesti che verranno instancabilmente ripetuti sulla terra milioni, miliardi di volte, anche contemporaneamente e in tutte le parti del mondo, nelle celebrazioni eucaristiche. Sono i gesti che ci lasciano in eredità il suo corpo e il suo sangue, nutrimento per tutti, che ci dona la forza dello Spirito Santo, la forza che ci spinge ad andare avanti con amore, con fiducia, a rialzarci dopo le inevitabili cadute, ad essere perseveranti e testardi, a non arrenderci mai al male.

Questo è un momento forte per noi che in esso intravediamo già Cristo in croce che urla al Padre l’abbandono, ma anche Cristo che si affida al Padre per la salvezza, mostrandoci così la salvezza preparata per ognuno di noi, quando con lui berremo il vino nuovo.

Tale certezza ci spinge a non voltare la faccia di fronte al dramma dei milioni di bambini abbandonati in tutto il mondo, che per crescere hanno bisogno di un papà e di una mamma, di un Padre in cui credere a cui affidarsi per la loro salvezza, hanno bisogno di vino nuovo oggi.

Non voltiamo la faccia davanti ai bambini del Congo

Ci spinge a non voltare la faccia davanti ai bambini del Congo: 4 milioni di orfani dopo venti anni di guerra fratricida al centro dell’amato continente africano. E neanche davanti ai 15.000 bambini italiani che vivono, ben pasciuti e ben accuditi, nelle comunità educative italiane, quando potrebbero essere tranquillamente accolti in famiglia se ogni parrocchia d’Italia si impegnasse a trovare solo una (solo una!) famiglia affidataria tra i propri fedeli.

Gesù che si dona a noi nella Pasqua ci spinge a non metterci tranquilli, a non essere tranquilli, di fronte a queste ingiustizie!

Donaci o Spirito Santo, Spirito di forza e di consolazione, Spirito paraclito, nostro avvocato difensore di fronte al male che ci accusa, che sei disceso a Pentecoste sui discepoli di Gesù e sempre scendi su chi ti invoca con cuore sincero, la forza, la perseveranza, la follia di lottare sempre per i nostri bambini abbandonati e in difficoltà. Dona, o Spirito Santo, la forza di continuare a sperare contro ogni ragionevole speranza ai bambini abbandonati e in difficoltà di tutto il mondo, che vivono per strada, negli istituti, nelle comunità nei quattro angoli del globo. Dolce Gesù, accompagnaci come un fratello maggiore, nostra guida e nostro modello, nel nostro impegno per la giustizia e per la pace. Amen

Cristina e Paolo Pellini

Comunità La Pietra Scartata – Lombardia

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