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Il grido di abbandono di Gesù ancora oggi si ripete ogni volta che un bambino viene abbandonato

Domenica delle Palme e della Passione del Signore. Grazia e Massimo Ranuzzi della Comunità La Pietra Scartata, commentano il passo del Vangelo secondo Marco 15,33-34.

Dal Vangelo secondo Marco (15,33-34)

Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

 

Questo brano ci fa tornare alla memoria la bellissima esperienza della rappresentazione “… ma Dio tace ” * un dono prezioso, che tutt’oggi rimane ancora vivo per tutti noi che lo abbiamo vissuto e decisamente importante per la crescita della nostra fede.

…E’ stato come sostare in ascolto e in contemplazione davanti alla Passione del Signore, soffermandoci in particolare sul suo grido desolato sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Queste parole, le uniche che Marco -seguito da Matteo- pone sulle labbra di Gesù morente, esprimono una desolazione estrema: l’isolamento di Gesù è totale, la sua solitudine è senza misura. Anche il Padre tace e pare abbandonarlo completamente, ritirando la sua presenza.

Gesù vive il dramma unico del “figlio” che si sente abbandonato da colui che egli considerava e chiamava il suo “Abba” (papà): la sua morte, allora, è vista come la rovina e il fallimento della “causa” stessa di Dio. Ma, più profondamente ancora, la ragione ultima espressa nel grido di Gesù dovremmo ricercarla nella sua scelta di spingere la sua solidarietà con noi fino alle estreme conseguenze. Fino al punto, cioè, di sperimentare, di assaporare l’abisso della lontananza da Dio in cui possiamo trovarci.

Il grido  di Gesù  ancora oggi si ripete ogni volta che un bambino viene abbandonato, quando viene privato del suo bisogno primario di sentirsi “figlio”.

E’ ancora vivo oggi il ricordo di quel grido quando incontrammo i nostri 3 figli a San Paolo, un grido che sentimmo guardando il loro volto. Sì, era scritto nel loro volto, è per questo che lo ricordiamo molto bene e fu così contagioso che cominciammo a sentirlo anche nel volto degli altri bambini presenti in quell’istituto.

Scoprimmo poi col tempo che anche noi avevamo sperimentato quell’esperienza, nell’esatto momento in cui ci fu annunciata la nostra sterilità. Capimmo solo allora la profonda sofferenza di Gesù perché anche noi l’avevamo vissuta.

Oggi quel grido continua  ad essere il grido di  milioni di bambini abbandonati nel mondo e di tante coppie che come noi sono sterili. Ma  chi può dare loro una risposta? Lui, Gesù, ci insegna che l’abbandono si può trasformare in amore.

“Abbandonato” dal Padre, Egli “si abbandona” nelle mani del Padre” (NMI 26).

Così Gesù, gridando sulla croce, fa suo il grido di tutti i bambini abbandonati, delle coppie sterili, di tutti i poveri, sofferenti, oppressi della storia. Fa suo il grido dell’umanità infelice e lo lancia verso Dio. Non un grido di disperazione, ma di sconfinata fiducia.

“Il grido di Gesù sulla croce…non tradisce l’angoscia di un disperato, ma la preghiera del Figlio che offre la sua vita al Padre nell’amore, per la salvezza di tutti” (NMI 26).

Gesù in croce appare come il bambino abbandonato. Sulla croce c’è il Dolore: ecco perché ogni uomo che soffre richiama quasi naturalmente il Crocifisso. Ma – ed è paradossalmente l’altra faccia della stessa realtà – sulla croce c’è l’Amore. Ed è  questo AMORE che ha salvato noi, i nostri 3 figli  e può salvare tutti i bambini  abbandonati e tutte le coppie sterili che desiderano accogliere un figlio.

BUONA PASQUA

Grazia e Massimo Ranuzzi – Comunità La Pietra Scartata

* La rappresentazione ” …ma Dio tace “ è tratta dall’omonima pubblicazione di Marco Griffini edita da Ancora .

La prima edizione del libro e la successiva ristampa sono esaurite, ma è in fase di pubblicazione la seconda edizione, ampiamente riveduta ed integrata, che sarà nelle librerie il prossimo maggio. Per informazioni e/o ordinazioni scrivere a lapietrascartata@aibi.it

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