Il buon samaritano ci chiede di fidarci di lui: sa che magari possiamo fare fatica a spenderci per gli altri; per questo ci assicura che ci rifonderà di tutto, qualsiasi cosa spenderemo, lui ci rifonderà! …e ci ha anche già dato l’anticipo.
Le riflessioni di Claudio e Cristina Caffarelli (famiglia Affidataria di Ai.Bi.) a margine del convegno di Assisi 2019.
E se quell’albergo fosse casa nostra?
Luca 10, 25-37
Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Il Samaritano rappresenta, sicuramente, la figura di Gesù; è Lui che cura le nostre ferite: le ferite di tutti noi, qualsiasi esse siano.
Quel giorno, mentre era in viaggio, passando accanto ad un uomo mezzo morto, “lo vide e ne ebbe compassione” (…) e “lo portò in un albergo”.
Sì, non l’albergo “più vicino”, quello “continuando sulla strada” oppure “poco più avanti”; forse è dovuto anche tornare indietro o forse ha dovuto addirittura cambiare strada, fare una deviazione, per andare proprio in quel albergo: forse ci era già stato?
Fatto sta che va proprio lì, in quell’albergo, in quella casa: la nostra casa.
E chissà quale insegna c’è fuori dall’uscio? Ci deve essere un segno distintivo che mostri che quello è un albergo. Proprio come il nostro sacramento del matrimonio mostra che noi siamo Chiesa, “luogo che accoglie tutti”. E Gesù sa che, proprio in forza di quel matrimonio, noi sappiamo come accogliere (è un po’ il nostro lavoro, la nostra missione: ciò cui siamo chiamati) e sa anche che facciamo tutto per una ricompensa: lo sa e gli sta bene.
Entrò in quell’albergo “e si prese cura di lui”.
Già gli aveva già fasciato le ferite, “versandovi olio e vino”, eppure si prende cura di lui: lo fa di nuovo, questa volta forse perché qualcuno lo veda: veda come ci si prende cura di qualcuno che ha bisogno.
E resta lì tutto il giorno. Chissà. A questo punto le cose sono due: o il Samaritano viaggia con tutto l’occorrente per curare ad oltranza eventuali feriti che dovesse trovare lungo la propria strada… oppure, durante il soggiorno, ha chiesto nuove bende, acqua calda, altro olio e altro vino: ha a sua volta avuto bisogno di farsi aiutare e, per quanto ne sappiamo, ha ricevuto il supporto necessario.
Poi, “il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore”. Sì, il Samaritano non lascia l’albergatore “senza strumenti”: dopo avergli insegnato cosa e come fare (mostrandoglielo concretamente il primo giorno), il giorno seguente gli lascia anche due denari “di anticipo”, sì, un anticipo, perché … spendersi per l’altro… non è forse un anticipo di vita eterna già qui sulla terra?
E poi gli dice…“Abbi cura di lui”
Sì, il Samaritano ci mostra cosa fare e poi… ci dice cosa fare. Abbiamo bisogno che ci dica cosa fare. Per questo bisogna pregare e chiedere.
E poi gli dice anche “ciò che spenderai in più te lo pagherò al mio ritorno”
Il Samaritano si fida dell’albergatore: non gli indica un “massimo” di spesa, non gli dice per cosa spendere quei denari: gli dà fiducia completa.
E ci chiede anche di fidarci noi di lui: ci conosce nell’intimo e sa che magari possiamo fare fatica a spenderci per gli altri; per questo ci assicura che ci rifonderà di tutto, perché non teniamo nulla per noi: qualsiasi cosa spenderemo, lui ci rifonderà! …e ci ha anche già dato l’anticipo.
Il fatto è che dobbiamo fidarci fino in fondo, perché dovremo aspettare che torni e non ci dice quando tornerà. Passeranno due-tre giorni? Qualche settimana o qualche mese? E se dovessero passare degli anni? Fino a quando continueremo a spendere per il malcapitato? Fino a quando continueremo a fidarci della Parola di quel Samaritano?
Vegliamo dunque… (Mt 25,13) e vinciamo il male con il bene (Rm 12,21)
Claudio e Cristina Caffarelli – famiglia Affidataria di Ai.Bi.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.

