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Monsignor Mario Delpini: “C’è una parola per te, che non conti niente”

Parola rivolta a milioni di bambini abbandonati e lasciati senza famiglia, sfidati dalla disperazione, da una storia che pare smentire la bontà e l’affidabilità della promessa di Dio

Nell’omelia per la festa di sant’Ambrogio, patrono di Milano, l’arcivescovo della città monsignor Mario Delpini, ha ridato speranza ai molti confusi e impauriti a causa della pandemia, affermando che la missione della Chiesa è annunciare la Buona Novella a tutti, soprattutto a quanti sono o si considerano “lontani”.

Si tratta di un messaggio che ha il sapore del Vangelo, sono parole di speranza che oltre alla circostanza dell’occasione e dei destinatari ambrosiani, possono essere opportunamente estese e ascoltate anche da migliaia di persone sole e abbandonate, migliaia di famiglie e di coniugi che si sentono delusi e confusi a motivo di una sterilità di coppia, di un progetto genitoriale inceppato o con una disponibilità all’accoglienza ostacolata; parole che possono essere rivolte a milioni di bambini orfani o abbandonati e lasciati senza famiglia, alle migliaia di ragazzi migranti soli e smarriti, tutti soffocati dalle proprie vicende personali e sfidati dalla disperazione, da una storia che pare smentire la bontà e l’affidabilità della promessa di Dio.

«C’è una parola per te, che non conti niente», ha affermato l’arcivescovo. «C’è una parola per te, che hai l’impressione di non contare niente per nessuno, per te che sei solo e come perduto nell’anonimato …, per te che non sei a casa tua e perciò non abiti da nessuna parte, per te che vivi qui pensando ad un altrove dove era più facile comunicare, sentirsi parte della famiglia o del villaggio o della città, per te c’è una parola. È la parola del buon pastore che ti chiama e ti invita: è la voce amica di Gesù che desidera che anche tu sappia di essere atteso».

«C’è una parola per te, che sei smarrito e confuso – ha proseguito monsignor Delpini – come se la vita e la storia fossero una confusione senza senso. Una parola per te che ti sei convinto che le domande serie non hanno risposte, che i cammini degli umani sono sentieri interrotti che non portano da nessuna parte». La comunità cristiana insieme all’Arcivescovo di Milano testimonia che c’è sicuramente una parola capace di aprire nuovi orizzonti per chiunque sia convinto che conviene “zittire la speranza” la quale, invece, sollecita ad alzare lo sguardo e a guardare con fiducia il futuro.

Questa parola è «la parola dell’apostolo Paolo (Ef 3,8s)» ed è la stessa che ogni cristiano è per grazia chiamato ad annunciare: «tutti i popoli, tutte le persone della terra, tutti gli eventi della storia sono chiamati a essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo. …Tutta la storia è storia di libertà e di amore; e ogni libertà riceve una vocazione e ogni libertà si compie nella comunione».

C’è, inoltre, una parola per chi si sente soffocare per il peso della propria storia. «C’è una parola per te che ti senti schiacciato dal male che hai fatto, che sei tormentato dai sensi di colpa, che cerchi di evitare di pensare ad alcuni episodi della tua vita, alle parole che avresti dovuto tacere, ai rapporti che hai rovinato, alle scelte che ti hanno rovinato, e sei indotto a pensare: ecco, non valgo niente! Ecco non ho combinato niente di buono! Non merito di essere amato! Ho fatto del male e proprio alle persone che mi erano care! Sono un disastro. C’è una parola per te che ti senti umiliato dalle tue debolezze, che devi constatare che i buoni propositi finiscono per essere un inutile rammarico, una parola per te che hai ricevuto tante grazie, che hai l’impressione di aver sciupato troppe occasioni, che senti fastidio per essere troppo mediocre, troppo insignificante, che ti senti una delusione per il Signore che ti ha chiamato, per la gente che conta su di te».

Sono parole e gesti di Ambrogio, di ogni testimone del Risorto che sulla sua Parola del perdona ed è capace di riconciliazione: un cammino di conversione da compiere insieme, solidali e liberi contro ogni forma di prepotenza del peccato cui non restare subordinati o sottomessi. È infatti «la parola della Chiesa che in tutta la sua storia ha continuato a condannare il peccato e a offrire il perdono» agli uomini, chiamando alla conversione, offrendo «la speranza del perdono» a chiunque la cerchi con sincerità.

La parola che anche oggi riesce a non essere soffocata è quella che incoraggia la conversione: consapevole della serietà del peccato, offre la misericordia perché è altrettanto consapevole «della grazia di Dio che rende possibile scrivere una storia nuova, di santità e di libertà».

«Se ti senti una persona da niente – ha concluso monsignor Delpini – la parola di Gesù ti rivela l’altezza della tua vocazione; se ti senti smarrito e confuso per quello che capita, la rivelazione del mistero di Cristo ti invita a contemplare il compiersi del desiderio di Dio di rendere partecipi tutti della sua vita; se ti senti peccatore oppresso dalla tua storia sbagliata, l’annuncio del perdono di Dio ti apre alla speranza e alla possibilità di rimediare e alla vocazione a costruire una vita bella, santa, lieta».

Gianmario Fogliazza

Centro Studi La Pietra Scartata

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