Perché i vescovi italiani hanno optato per “non abbandonarci alla tentazione”?
Pur essendo obbligatorio abbandonare l’edizione del Messale che ha guidato la liturgia dal 1983 a partire dalla prossima santa Pasqua (4 aprile 2021), le diocesi italiane adotteranno la rinnovata edizione italiana del volume per celebrare l’Eucaristia, che tra altre modifiche introduce la nuova versione di un passaggio della preghiera del Padre nostro, già dalla prima domenica d’Avvento (29 novembre p.v.).
Al termine di un complesso percorso il nuovo testo è stato approvato dell’Assemblea generale dei vescovi italiani e, dopo l’autorizzazione di Papa Francesco, il presidente della CEI cardinal Gualtiero Bassetti ha promulgato il libro nel settembre del 2019. Lo scorso mese di agosto è stata donata al Santo Padre la prima copia e in tale occasione il cardinal Bassetti ha spiegato che «il libro del Messale non è soltanto uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa, il suo desiderio di entrare nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione e di tradurlo nella vita. La riconsegna del Messale diventa così un’occasione preziosa di formazione per tutti i battezzati, invitati a riscoprire la grazia e la forza del celebrare, il suo linguaggio – fatto di gesti e parole – e il suo essere nutrimento per una piena conversione del cuore».
La revisione italiana del Messale contiene diverse interessanti possibilità, integrazioni e modifiche; tuttavia la novità che forse sarà più immediatamente percepita dai fedeli è quella relativa al Padre Nostro.
Nella nuova edizione del Messale la preghiera insegnata da Gesù prevede sia l’inserimento di un “anche” («Come anche noi li rimettiamo»), sia la nuova versione del noto passaggio conclusivo – “… e non ci indurre in tentazione”, che con la recente e coerente traduzione dall’originale – che ovviamente non è mai cambiato – diventa “… e non abbandonarci alla tentazione”.
L’arcivescovo di Chieti-Vasto e teologo monsignor Bruno Forte individua nel desiderio di «fedeltà alle intenzioni espresse dalla preghiera di Gesù e all’originale greco» le ragioni che hanno suggerito ai vescovi italiani l’introduzione di questa modifica per una delle più costitutive e conosciute preghiere cristiane. «In realtà – afferma Mons. Forte – l’originale greco usa un verbo che significa letteralmente “portarci, condurci”. La traduzione latina “inducere” poteva richiamare l’omologo greco. Però, in italiano “indurre” vuol dire “spingere a …” in sostanza, far sì che ciò avvenga. E risulta strano che si possa dire a Dio “non spingerci a cadere in tentazione”. Insomma, la traduzione con “non indurci in …” non risultava fedele».
Come per la versione in lingua italiana, anche altre traduzioni hanno vissuto un discreto travaglio: in spagnolo è adottata la formula “fa che noi non cadiamo nella tentazione”, mentre in lingua francese si passa dalla precedente traduzione (“non sottometterci alla tentazione”) alla nuova formula “non lasciarci entrare in tentazione”.
«Dunque – spiega Mons. Forte – l’idea da esprimere è questa: il nostro Dio, che è un Dio buono e grande nell’amore, fa in modo che noi non cadiamo in tentazione». Pur in presenza di altre possibili versioni, i vescovi italiani hanno optato per “non abbandonarci alla tentazione” per rispettare la corrispondenza con la traduzione introdotta nella ultima edizione della Bibbia CEI, quindi per assicurare continuità tra il testo biblico ufficiale e la liturgia.
L’idea insostenibile di un Dio che possa tenderci una qualsiasi trappola – quasi per metterci alla prova – viene ancor meglio respinta; certo ben sappiamo che «qualcosa o qualcuno ci induce a fare il male o ci vuole separare dalla comunione con Dio» ed «ecco perché – chiarisce Mons. Forte – l’espressione “tentazione” è corretta ed il verbo che le corrisponde deve essere un verbo che faccia comprendere che il nostro è un Dio che ci soccorre, che ci aiuta a non cadere in tentazione».
Il Dio di Gesù Cristo è affidabile, non provoca, ma aiuta e sostiene; non inganna, è sincero; non intrappola, ma libera; non tradisce, resta fedele; non sottomette, ma rispetta; non abbandona, resta sempre disponibile ad accogliere.
Gianmario Fogliazza
Centro Studi La Pietra Scartata
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