15 novembre 2020. XXXIII domenica del tempo ordinario. Donatella e Stefano Mazzoli, del Gruppo Familiare Ai.Bi. – Emilia Romagna, commentano il passo del Vangelo secondo Matteo 25,14-30.
Matteo 25,14-30
Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.
La parabola dei talenti proposta dalla liturgia mostra due diversi modi di vivere la vita, il primo basato sulla fiducia nel Signore e sulla volontà di progredire, la seconda sulla paura che porta a nascondersi e a rimanere chiusi in sé stessi.
I talenti rappresentano la vita che abbiamo ricevuto in dono da Dio Padre e la parabola ci pone davanti ad una scelta, se renderla feconda, testimoniando l’amore ricevuto, facendo del nostro meglio rischiando anche di sbagliare, o se rinunciare alle possibilità che la vita ci offre, per paura o pigrizia.
Il Signore distribuisce con fiducia. Confidiamo nell’amore del Signore
Il Signore, prima di partire, distribuisce con fiducia i suoi beni ai suoi tre servi affinché siano custoditi e possano portare frutto, al primo cinque talenti, al secondo due e al terzo un solo talento. Tutti i servi ricevono in custodia beni di grande valore, anche se in misura differente, ma non si comportano nello stesso modo: mentre i primi due rendono fecondo il dono ricevuto facendolo crescere, il terzo servo lo seppellisce per la paura di perderlo, rendendolo improduttivo, preferisce non rischiare per la paura di fallire e di essere per questo giudicato. E’ invidioso nei confronti degli altri che hanno avuto più di lui, non confida nell’amore del Signore e non ha instaurato con lui un rapporto di fiducia, lo ritiene un uomo duro, che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso.
I talenti sono doni di grande valore, non sono uguali per tutti gli uomini e ognuno li investe liberamente, in maniera diversa in base alle proprie capacità. L’importante è che tutti ci attiviamo affinché i talenti ricevuti dal Padre crescano e portino frutto, affinché non rimangano inutilizzati.
Il talento dell’Accoglienza
Per noi famiglie adottive e affidatarie e per le coppie che iniziano il cammino dell’adozione o dell’affido, il talento che Dio Padre ha donato è quello dell’accoglienza: il desiderio di accogliere un bambino abbandonato, di proteggerlo e di essere insieme una famiglia.
E’ un dono che abbiamo ricevuto quando abbiamo maturato il desiderio di diventare genitori adottivi o famiglie affidatarie, un dono che non va sprecato, che ci può consentire di vivere una meravigliosa esperienza d’amore e di appartenenza reciproca.
Come i servi della liturgia, anche noi famiglie e le coppie che iniziano il cammino adottivo siamo pervasi da tanti dubbi e paure: la paura di non essere all’altezza, la paura di non essere accolti come genitori, la paura di non essere capaci di accudire il bambino, di non riuscire a farlo sentire parte della famiglia, di non riuscire a farci carico dei suoi traumi e delle sue ferite, la paura di non riuscire a essere dei buoni genitori.
Se però non ci lasceremo sopraffare dalle difficoltà, dai dubbi e dalle incertezze, e sapremo fare spazio al bambino nel nostro cuore, allora riusciremo a far fruttificare il talento ricevuto in dono, vivendo l’impegnativa ma meravigliosa esperienza dell’adozione, in cui ci saranno momenti difficili ma anche giorni splendidi che ripagheranno quelli più impegnativi.
Affinché portino frutto, i talenti ricevuti devono anche essere condivisi; preghiamo perché le famiglie che hanno già incontrato i loro figli adottivi, possano trasmettere, col loro esempio, alle coppie che stanno affrontando o che vogliono iniziare il cammino adottivo, la gioia e l’entusiasmo dell’esperienza unica e irripetibile dell’adozione.
Donatella e Stefano Mazzoli
Gruppo Familiare Ai.Bi. – Emilia Romagna
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.

