“Ritengo che non si debba assolutamente pensare ad un suicidio, ma ad una delle nuove forme di omicidio telecommesso”.

Difficilissimo, quasi impossibile, riflettere di fronte all’insostenibile tragedia di un ragazzino che muore ucciso da qualcuno che, per tramite di un legame virtuale, è stato in grado di alterare la percezione della realtà e manipolare la vulnerabile volontà di un undicenne.
Non un suicidio ma un omicidio telecommesso
Mentre tutti ci stringiamo solidali al fianco dei suoi genitori distrutti, ritengo che non si debba assolutamente pensare a un suicidio, ma ad una delle nuove forme di omicidio telecommesso: quel ‘legame virtuale’, anonimo e vigliacco, è riuscito a catturare progressivamente, a condizionare, trasformando la percezione della realtà e la rilevanza delle relazioni autentiche che tuttavia sono rimaste percepite sino all’ultimo, anche se rese incapaci di impedire un gesto così estremo e irreversibile.
Quella giovanissima vita è stata verosimilmente assorbita, catturata in una dimensione intrigante con una sfida da raccogliere e da affrontare con determinazione, senza arretrare o arrendersi rinunciando… difficile opzione in determinate condizioni di totale, anche momentanea, dipendenza, laddove anche semplici giochi riescono a far perdere senso del tempo, dei luoghi, della propria identità e delle proprie potenzialità.
“Vi amo ma devo seguire…”
Irretiti in dinamiche e ruoli alterati ma affascinanti, non è affatto semplice restituire ai ragazzi senso della realtà, della scansione dei ritmi della giornata, delle forme e del senso delle relazioni autentiche e dei processi in grado di custodirle; una volta smarrite, è sconvolgente notare come le relazioni affettive fondamentali ed essenziali siano ancora presenti e note (“Vi amo ma devo seguire…” altro, dice ai genitori) anche se solo in una forma anestetizzata, non più in grado di essere sensibilmente capaci di esprimere, accompagnare e sostenere poiché ‘altro’, ormai, le ha con inganno e subdola violenza sostituite.
Non è il diavolo ma violenza telematica
Alcuni evocano il diavolo insinuatosi nel web, quasi increduli nel considerare ed accettare la presenza di individui, criminali e volgari malintenzionati, abili navigatori nel frequentare e abitare i cosiddetti ‘social’, esperti nell’utilizzare e sfruttare le enormi potenzialità del ‘mondo virtuale’ a scapito di persone deboli, fragili o vulnerabili come i bambini, gli adolescenti, i giovani e molti adulti. Il diavolo non sostituisce, piuttosto manipola, seduce, inganna tramite soggetti interessati ad esercitare dominio e potenza sugli altri, ad affermarsi a scapito di altri; concentrati solo su sé stessi, riducono gli altri a semplici pedine del proprio esclusivo successo. La ‘violenza telematica’ è una frontiera non più nuova, ma sempre sconcertante della violenza: sconvolti non accettiamo di arretrare di fronte a qualsiasi forma o volto sia assunto dalla violenza e dal male, non dovremmo lasciare nessuno da solo, soprattutto chi è piccolo e indifeso, mentre naviga col rischio di naufragare, sia nel mediterraneo, sia nel web.
Come bene ricorda Camon (Avvenire, 2 ottobre 2020) “i siti che in internet vanno a caccia di bambini per conquistarne l’amicizia, poi l’affetto, poi l’amore e infine l’obbedienza sono più d’uno, ce ne sono che portano ad atti autolesionistici progressivi fino alla morte nel giro di un mese, altri nel giro di pochi giorni. In quel mese e in quei giorni si svolge uno scontro nella coscienza del bambino tra il messaggio che sente provenire dai genitori e il messaggio che gli viene dal personaggio maligno. Il problema è questo scontro”. Egli sostiene che tale scontro “non dovrebbe neanche nascere. Il bambino dovrebbe sentire a priori che i genitori gli vogliono più bene”. Sappiamo tuttavia da tempo che ciò risulta talvolta compromesso e non sempre, “nella vita, l’amore dei genitori” risulta “preferito sempre”; molti sono i genitori a subire questo smacco, vittime insieme ai loro figli di questo perverso furto degli affetti e subentro nei ruoli.
L’importanza dell’amore dei genitori
Ciononostante l’amore dei genitori può conservare e continuare ad esprimere il sapore della dedizione incondizionata e del ‘per sempre’, capace di accogliere, rigenerare, perdonare, sostenere, riprendere, condividere, accogliere… spalancando la vita e le ragioni della speranza nel futuro, senza negarlo con artificiali mistificazioni. Ciò non giunge ‘gratis’ o ‘per caso’ o ‘per natura’, e neppure si conquista in solitudine, ma chiede sempre nuova dedizione, si rende possibile ‘per grazia’, un dono che, accessibile, chiede consenso, libera e condivisa determinazione.
Nessuna resa quindi, nessun diavolo imbattibile: poiché solo l’amore è credibile, anche questa inaudita violenza ha già il destino segnato, malgrado lasci devastanti tracce della sua presenza.
Gianmario Fogliazza
Centro Studi “La Pietra Scartata”
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