26 luglio 2020. XVII domenica del tempo ordinario. Cristina Riccardi e Paolo Pellini de “La Pietra Scartata”, commentano il passo del Vangelo secondo Matteo Mt 13, 44-52
Mt 13,44-52
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Qual è il tesoro nascosto, la perla di grande valore, per una famiglia? Per una mamma e un papà? Questo tesoro, questa perla possono avere due volti.
Da un lato, ha il volto dei nostri figli. Biologici, affidati, adottati, sostenuti a distanza che siano. Dall’altro ha il profilo dell’impegno che come genitori dovremmo portare avanti: fare in modo che nessun bambino cresca senza una mamma e un papà. Si tratta, infatti, di qualcosa che nella sua grandezza è paragonabile al dono che ci è stato fatto dei nostri figli.
Ambedue i volti del tesoro sono la risposta ad una stessa chiamata. È una chiamata-dono che ci è stata fatta e a cui noi possiamo rispondere liberamente con un sì o un no. Solo intuendone la bellezza potremo dire il nostro sì con la gioia profonda, la serenità di chi ha capito che solo fidandosi completamente del Padre che chiama, anche nelle difficoltà, riuscirà a riconoscere il tesoro che è nascosto nella propria scelta, nella propria vita, nei propri figli: “un uomo lo trova (il tesoro) e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo” (Mt 13,44)
Infatti c’è in atto una duplice azione. C’è l’azione graziosa di Dio che ci fa trovare il tesoro nascosto nel campo: i nostri figli e la chiamata all’impegno per gli altri figli. E c’è la nostra azione di risposta: vendiamo tutti i nostri averi per comprare il campo, cioè ci impegniamo completamente, nel corpo e nello spirito, per la cura di tutti i nostri figli. È un impegno che dà un senso, che definisce le nostre vite come persone, come coppie, come famiglie. Orienta le nostre giornate. Ci fa uscire dal grigio tran tran delle nostre vite per aprirci ad un missionarietà entusiasmante. E’ una delle forme possibili, quella che Dio ci ha proposto, di discepolato, cioè di sequela di Gesù. Se sapremo essere costanti, fedeli alla nostra missione, rimanendo concentrati sul volto dei nostri figli e di quelli dei bambini che soffrono, allora diventeremo dei pesci buoni, scelti dai pescatori che tirano a riva la rete.
“Ed egli disse loro: Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13, 52)
Allora, se saremo in grado di vendere ogni bene effimero, saremo coloro ai quali il Signore avrà affidato le sue creature, possessori temporanei di preziose vite, sacre, e come un padrone di casa estrarremo dal nostro tesoro cose nuove e cose antiche: la vita nascente, la creazione a cui il Signore ci chiama a partecipare e l’infinito, il “da sempre e per sempre” dell’Amore del Padre per ognuno di noi.
Cristina Riccardi e Paolo Pellini
La Pietra Scartata
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