Zamagni sottolinea che “il Sostegno a Distanza, con la sua specificità, differenzia la donazione dal dono. La donazione è un oggetto. Il dono è una relazione interpersonale. Il primum movens nel Sostegno a Distanza è il rapporto con l’altro”
Il Sostegno a Distanza (SAD), azione peculiare che rientra tra le attività di cooperazione, consente a ogni cittadino di essere attore protagonista, portatore di relazione e di fiducia tra le pietre scartate dell’umanità. Dentro la relazione un essere umano può esprimere se stesso, le sue speranze, le certezze, i dubbi, le cadute, le risalite.
Nella relazione ogni bambino apprende ad osservare i suoi simili, ad ascoltare o a disobbedire agli adulti, a guardare il cielo e le stelle, a immaginare la sua vita quando sarà grande. Quello che potrebbe sembrare un atteggiamento poetico è, nella dimensione fisica di ogni vivente, il modo di imparare ad abitare, interpretare, rispettare il proprio corpo, la propria casa, il Creato.
Farò il maestro, il pilota, l’estetista, la stilista, la dottoressa e persino farò il Papa, mi sono sentita raccontare da tanti piccoli negli orfanotrofi russi, tanti anni fa…
Proiezioni nel futuro fatte di quella speranza che si alimenta – e può trasformare il sogno in realtà – solo se si incontra nel proprio cammino qualcuno che ti accompagna, ti sorregge, ti guida o sta un passo indietro, facendo comunque il tifo per te.
Il Sostegno a Distanza consente questo e molto altro. Dentro la relazione, con l’ambiente e con i propri simili, ogni vita sperimenta, nel tempi, la scintilla divina, che nella coscienza umana si traduce in aspirazione, dialogo, dialettica, sviluppo, crescita.
Ogni qual volta l’aspirazione viene intaccata, offesa, ferita, negata… nascono frustrazione, esclusione, rabbia, divisione, solitudine, depressione, rassegnazione, nichilismo.
Un bambino che è assistito in un istituto e che già da piccolo subisce il trauma della negazione dei diritti e dell’abbandono, porta sulle spalle i rischi di essere silenziato, annullato, privato di opportunità che sono diritto e ricchezza, per se stesso e per il mondo.
Un bambino affamato, malato, privato della scuola, abbandonato, senza il diritto di essere figlio di una mamma e di un papà, rappresenta uno strappo pericoloso per la comunità, per la società, per l’umanità che abortisce possibilità, perdendo anni di opere, azioni, espressioni di cui quel piccolo potrebbe essere portatore positivo, per se stesso e per il prossimo.
Un bambino supportato o “sostenitore” con il Sostegno a Distanza è predisposto a crescere nella solidarietà. Può sentire di “appartenere” al cuore di qualcuno, sapendo che in questo mondo c’è Quel Qualcuno che crede in lui. L’identità e l’auto stima possono crescere e far fiorire dal bambino o bambina un futuro ragazzo, ragazza, uomo, donna consapevoli.
Sottrarre i piccoli al destino di invisibili, restituire loro il diritto di partecipare alla comunità, significa innescare processi di prevenzione delle devianze, di prevenzione dell’ aumento dei costi di welfare, favorendo la crescita di futuri cittadini che a loro volta potranno scegliere, conoscendo il valore della solidarietà, di vivere armonicamente, e persino di lavorare o di impegnarsi come volontari per il benessere e buon essere sociali.
Mettere a disposizione delle risorse per compiere un atto di giustizia dall’altra parte del mondo, presume a monte un atto di volontà e di discernimento, sapendo che ciò che si offre non sono solo denari e beni, servizi, ma attenzione, cura, interessamento, partecipazione a un processo di crescita orientata dalla co progettazione. Il “sostenitore” si assume il rischio del cammino che è un gioco di squadra, agito su tavoli e in ambienti pieni di pericoli, reali, da affrontare. Impegnarsi per superare guerre, malattie, criminalità, fame significa essere ambasciatori di pace e di accoglienza, godendo dei benefici e dei risultati che conseguono dalla propria disponibilità e testimonianza . Contribuire al diritto alla alimentazione, alla salute, alla famiglia, alla educazione, alla formazione, al gioco, di una persona di minore età o di una famiglia o di un gruppo di persone, consente di poter provare la soddisfazione di essere un esempio positivo che comprende l’altro da sé, generatore di amicizia e inclusione.
La relazione che si innesca non è mai univoca. L’esercizio della reciprocità arricchisce la relazione della possibilità di scambio, di opportunità, di dono.
Il professore Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, ha più volte evidenziato come il Sostegno a Distanza sia uno strumento che genera capitale sociale di tipo bridging. Una catena di persone che appartengono a contesti diversi si mettono insieme e costruiscono ponti, l’individuo si fa persona e membro attivo della comunità educante. Zamagni nella sua lectio magistralis l’impatto del Sad nella società: valori, cultura, stili di vita in occasione del XIX forum del Sostegno a Distanza, marzo 2019, citava Seneca: “chi ha ricevuto prima o poi ucciderà il suo donatore”.Proseguiva sottolineando che il Sostegno a Distanza, con la sua specificità, differenzia la donazione dal dono. La donazione è un oggetto. Il dono è una relazione interpersonale. Il primum movens nel Sostegno a Distanza è il rapporto con l’altro.
Nelle scuole dove la solidarietà è di casa, nel nord e nel sud del mondo, i bambini diventano i primi anticorpi ai fenomeni di delinquenza, traffici illeciti, corruzione. Crescendo nella solidarietà si diventa adulti trovando un posto nel mondo. Si innesca infatti una dinamica di corresponsabilità, di attese da soddisfare con l’impegno in prima persona, ingaggiando gruppi di pari, affini, congiunti. Ma significa uscire anche dalla propria autoreferenzialità, praticare la gentilezza e invitare al gioco della vita “gli altri” che diventano conoscenti, persino amici. È nella diversità dei soggetti, che possono mettersi insieme per una strategia di crescita comune, che sta il presente e il futuro del Sostegno a Distanza, dentro l’economia, la cultura e la società post Covid. La pandemia ha rivelato l’urgenza di partenariati in cui vedere insieme il settore pubblico e il settore privato per uscire dalla crisi. Il Sostegno a Distanza ben si presta a scrivere alcune tra le dinamiche positive del futuro.
Anche questa attività di cooperazione dovrebbe poter fare un salto di qualità e potenziare la sua identità, valorizzando il mistero e la bellezza del dono che ascrive a sé un fondamento universale, che diamo per scontato come l’aria, ma senza il quale nessuno potrebbe esistere e da cui dipende una esistenza di qualità. Mi riferisco al valore del linguaggio.
In tale direzione si potrà lavorare, affinché l’architettura della comunicazione che oggi usa prevalentemente il SAD come strumento di raccolta fondi, si ponga, con trasparenza e lealtà al servizio della dignità della persona.
Porre al centro dell’esperienza SAD L’essere umano che da, riceve, interagisce, significa avere un management adeguato e capace di accelerare l’educazione alla cittadinanza globale e lo sviluppo umano integrale.
Marzia Masiello
Relazioni Istituzionali – Ai.Bi. – Amici dei Bambini
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