Caro Padre, ho avuto modo di leggere la risposta da Lei data a quella moglie che chiedeva come comportarsi con suo marito che non voleva seguirla nel suo desiderio di adottare un bambino . Ma ora io Le chiedo ” Come si fa a vivere con un coniuge che vuole sempre avere ragione?
Gentile lettore o lettrice,
approccio la risposta con una provocazione, provando a immedesimarmi: sono forse io il coniuge che vuole sempre avere ragione? Anche nel valutare che l’altro/a vuole sempre avere ragione? Se, come spero, la prenderà con un sorriso, Le spiego il perché di questa domanda. I miei genitori sono sposati da quasi 63 anni, più 5 di fidanzamento e credo che non passi giorno nel quale le loro scaramucce non abbiano più o meno la stessa intonazione della sua domanda. Cioè, ciascuno dei due ritiene che l’altro voglia avere ragione, di solito sulle cose anche più banali, se ne lamenta come vittima e così si nasconde, più o meno implicitamente, che l’alternativa voluta sarebbe che la ragione devo averla io stesso… E allora la contesa va avanti all’infinito. Uno dei due (e io posso cominciare solo da me) può invece provare a disarmare la discussione: se anche ho “ragione” (e comincio a mettere le virgolette), a che cosa servirà nel nostro rapporto? Ad avere più potere sull’altro? Ma è proprio quello che voglio? Non c’è forse da cercare insieme molto di più di una parziale e temporanea “ragione”? Ciò che ci lega, e che ci porta anche a questa discussione, dipenderà proprio da questa cercata e affermata “ragione”? E poi, ciò di cui stiamo discutendo è proprio tutto così ragionevole? Spesso si insinuano sottili e irrazionali competizioni, gelosie, vendette, risentimenti, paure, diffidenze, complessi, ecc…, il tutto mascherato da “ragione”, di solito avvertita come assoluta, inequivocabile, lampante, insuperabile e spesso portata a “questione di principio”, la qual cosa è una delle armi più efficaci del Maligno che riesce così a far leva sull’orgoglio delle persone per dividerle. L’invito è invece a tenere l’oggetto della discussione molto limitato, ad usare termini minimali e concreti legati alla sola circostanza, a moderare il tono della voce e insieme ad allargare lo sguardo rispetto alla questione in gioco, cominciando da se stessi a non vedere l’esito di quella come vittoria o sconfitta e così suggerendo lo stesso anche al coniuge. Non che non si debba arrivare poi a qualche decisione, normalmente su cose concrete (evitando di portarle ai massimi sistemi filosofici della coppia e dell’esistenza intera), ma proponendola come risultato da cercare insieme e non come un punto fermo dato prima di discutere. Spostarsi dal “tu vuoi sempre avere ragione”, al “forse anche io tendo a voler avere ragione (sempre?)”, per approdare alla domanda: “sarebbe bello decidere insieme su questa precisa faccenda questa volta, proviamo?” , mi sembra un percorso non facile ma possibile. E che “sa” di Vangelo: “fate agli altri quello che volete che gli uomini facciano a voi” (cfr. Mt 7, 12; Lc 6, 31).
Buon cammino, allora! Con qualche “ragione” in meno, ma con molto più fiato. E insieme!
don Massimiliano Sabbadini
Consigliere Spirituale – La Pietra Scartata
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