Il messaggio della CEI in vista della Giornata nazionale per la vita in programma nel prossimo febbraio: l’accoglienza verso i bambini è “paradigma dell’accoglienza dell’altro”
Mancano ancora quasi tre mesi alla 48^ Giornata nazionale per la vita (1 febbraio 2026), ma quando si tratta di difendere la vita… non è mai troppo tardi. Per questo la CEI a già da tempo diffuso il suo messaggio proprio in vista della ricorrenza. Un messaggio che parte da questa citazione dal Vangelo di Matteo:
Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli;
perché io vi dico che i loro angeli in cielo
vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt 18,10)
“Se non ritornerete come bambini…”
Partendo da qui, la Conferenza Episcopale Italiana sottolinea come Gesù abbia spesso presentato le condizioni per accogliere la novità del Vangelo come gli atteggiamenti più tipici dei bambini, che sanno “Lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene…”.
Per questo non bisogna mai disprezzare i bambini, né scartarli, né subordinarli ai propri bisogni di adulti.
La CEI sottolinea come “a questa visione evangelica dell’infanzia… si ispira anche la nostra migliore cultura giuridica, che evidenzia”, quel “superiore interesse del minore” che è il faro, anche giuridico, che dovrebbe guidare ogni decisione anche nel campo dell’adozione e dell’affido.
Bambini asserviti agli adulti
Eppure, la realtà ci dice che “le vite dei bambini vengono molto spesso asservite agli interessi dei grandi”. Si pensi alle guerre, ai bambini-soldato, ai bambini “fabbricati in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti”; a quelli a cui “viene sottratto il fondamentale diritto di nascere”; ai bambini implicati nei casi di separazione e divorzio e a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex-coniuge; ai bambini “fatti oggetto di attenzioni sessuali o alle bambine date precocemente in sposa”; ai bambini lavoratori; a quelli rapiti e “dati indiscriminatamente in adozione nelle tristi operazioni di pulizia etnica”. Pensiamo ai bambini coinvolti nelle violenze domestiche; alle vittime del traffico di organi; a quelli costretti a migrazioni faticose e pericolose; ai bambini maltrattati o abbandonati a loro stessi.
In tutti questi casi, a prevalere è l’interesse dell’adulto, capace anche di nascondere il suo agire dietro parole “politicamente corrette”.
Tutto parte dai bambini
Ma la verità, ricorda la lettera, è che “la pace, la libertà, la democrazia, la solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli”. Perché “Dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita, si imbarbariscono esponenzialmente anche le relazioni tra gli adulti”.
Da qui il richiamo a una “maggiore attenzione ai piccoli anche nella nostra società italiana”, dove il dramma della denatalità “pregiudica progressivamente la capacità degli adulti di mettersi a servizio dei piccoli”.
L’accoglienza verso i bambini è “paradigma dell’accoglienza dell’altro tout court, mancando la quale svanisce ogni prospettiva di collettività solidale, per dare spazio a una conflittualità incessante e distruttiva”.
L’invito per tutti, allora, è quello di tornare a una cultura che riscopra il valore della generatività, del “desiderio di trasmettere la vita” (SnC 9) e di servirla con gioia. “Ogni persona che mette al mondo dei bambini o si occupa dei piccoli – genitori, nonni, insegnanti, catechisti, persone consacrate, famiglie affidatarie – dovrebbe sentire la simpatia e la stima degli altri adulti, perché il servizio al sorgere della vita è garanzia di bene e di futuro per tutti”.
QUI per leggere il messaggio completo
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