Durante il Giubileo del mondo educativo il Pontefice ha esortato i ragazzi a farsi costruttori di pace e di speranza per il futuro
A fine ottobre si è tenuto, a Roma, il Giubileo del mondo educativo, partecipatissimo da migliaia di ragazzi, professori ed educatori arrivati da tutta Italia e non solo.
Papa Leone ha manifestato una gioia particolare nel ritrovarsi in un contesto del genere, che gli ha ricordato gli anni “nei quali insegnavo matematica a giovani vivaci come voi”.
Protagonisti della società
In una Aula Paolo VI gremita (in totale la Santa Sede ha parlato di 8.500 studenti, stipati anche in cortile) il Pontefice ha ringraziato e ha rivolto ai giovani un messaggio diretto, partito dall’invito a essere “costruttori di pace… in famiglia, a scuola, nello sport e tra gli amici”.
Diversi i richiami a Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, giovani santi canonizzati da poco. Il secondo, in particolare, è richiamato dal Papa nella sua esortazione a “vivere in pienezza”, senza accontentarsi “delle apparenze e delle mode”, ma puntando sempre a migliorarsi e a sognare. “Questo desiderio è la vostra forza – ha detto Leone – ed esprime bene l’impegno di giovani che progettano una società migliore, della quale non accettano di restare spettatori”.
Il Papa vede nei giovani coloro che possono rilanciare la fede con la loro testimonianza, da qui l’invito ad unirsi in una “nuova stagione educativa”, nella quale lavorare per la verità e per la pace: “Coinvolgete i vostri coetanei nella ricerca della verità e nella coltivazione della pace – ha esortato – esprimendo queste due passioni con la vostra vita, con le parole e i gesti quotidiani.
Alzare gli occhi dallo smartphone per guardare in alto
Spostando il discorso più sul versante educativo, Leone ha poi sottolineato come “insieme, possiamo formare costellazioni educative, che orientano il cammino futuro”. In questo senso, le “stelle” che possono fare da guida sono quelle dei genitori, degli insegnanti, dei sacerdoti, dei buoni amici…”. Ma a loro volta i giovani sono chiamati a diventare “luminosi testimoni” per gli altri. Ognuno di noi è una stella, perché siamo “scintille di Dio”, e l’educazione ci insegna a “guardare in alto, sempre più in alto”. Proprio il contrario di chi abbassa continuamente gli occhi per guardare lo smartphone e “i suoi velocissimi frammenti d’immagini: guardate al Cielo, verso l’alto.
Educazione alla vita interiore
Il Papa ha proseguito riflettendo anche sugli episodi di violenza e di bullismo che oggi coinvolgono diversi giovani, così come su coloro che si isolano e non hanno rapporti con l’esterno. “Penso che dietro a queste sofferenze – ha detto Leone – ci sia anche il vuoto scavato da una società incapace di educare la dimensione spirituale”. Qui richiama l’esempio di S. Agostino, un ragazzo perennemente insoddisfatto finché non scoprì Dio nel proprio cuore. Anche questa è “educazione”, una educazione alla vita interiore, capace di ascoltare la “nostra inquietudine, non fuggirla né ingozzarla con ciò che non sazia. Il nostro desiderio d’infinito è la bussola che ci dice: “Non accontentarti, sei fatto per qualcosa di più grande”, “non vivacchiare, ma vivi”.
La fine del discorso, però, è stata ancora una volta rivolta alla Pace e alle raccomandazioni per educare i cuori a essa. Di fronte alle minacce delle guerre, il futuro può essere cambiato con “un’educazione alla pace disarmata e disarmante. Non basta, infatti, far tacere le armi: occorre disarmare i cuori, rinunciando a ogni violenza e volgarità”.
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