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Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati: “la santità della porta accanto”

Grande Festa, in piazza San Pietro, per la canonizzazione di Acutis e Frassati, giovani laici esempi di una santità costruita “con mezzi semplici e accessibili a tutti”

È stata una vera e proprio festa di tutti quella vissuta domenica 7 settembre in Piazza San Pietro per la canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. In una mattina baciata da uno splendido sole, oltre 80mila persone, arrivate da tutto il mondo, hanno assistito alla celebrazione presieduta da Papa Leone XIV. Tra loro anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto rendere onore a due persone “innamorate di Dio”, per utilizzare le parole dell’omelia del Pontefice, capaci di vivere attraverso “mezzi semplici, alla portata di tutti” l’autentica “santità della porta accanto”.

La via verso un dono più grande

Tantissimi i giovani; d’altra parte è proprio l’età uno dei legami più forti tra i due nuovi santi: Acutis, morto nel 2006 a soli 15 anni, è il primo millennial proclamato Santo dalla Chiesa Cattolica; Frassati morì a 24 anni nel 1925.
Entrambi sono esempi di giovani che hanno da subito orientato la loro vita all’aiuto degli altri, senza essere dei “supereroi”, ma semplicemente scegliendo di “vivere, non vivacchiare” come diceva Frassati, e di puntare “dritti al cielo”, come amava ripetere Acutis.
A loro, il Papa ha dedicato una intensa omelia, partita sottolineando una domanda di re Salomone contenuta nel Libro della Sapienza (prima lettura proclamata, durante la celebrazione, dal fratello di Carlo: Michele Acutis). Quando Salomone, alla morte del padre Davide, si ritrova a possedere tutto, potere, ricchezza, giovinezza, bellezza… si chiede: “Cosa devo fare perché nulla vada perduto?”. Perché Salomone, ha spiegato il Papa: “Aveva capito che l’unica via per trovare una risposta era quella di chiedere a Dio un dono ancora più grande”.

Spostare lo sguardo verso l’Alto

A questo desiderio di qualcosa che vada oltre e che consenta di non sprecare la propria vita al di fuori del progetto di Dio, Papa Leone collega una frase contenuta nel Vangelo, che parla proprio di “un progetto a cui aderire fino in fondo: ‘Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo’.”
Ecco l’invito di Gesù a “buttarci senza esitazioni nell’avventura che Lui ci propone, con l’intelligenza e la forza che vengono dal suo Spirito e che possiamo accogliere nella misura in cui ci spogliamo di noi stessi, delle cose e delle idee a cui siamo attaccati, per metterci in ascolto della sua parola”.
Le vite dei due santi, ripercorse brevemente nell’omelia, ne sono un esempio: “Un giovane dell’inizio del Novecento e un adolescente dei nostri giorni, tutti e due innamorati di Gesù e pronti a donare tutto per Lui”.
Perché al di là dei decenni e delle differenti esperienze è questo ciò che accomuna le due figure: la volontà di vivere l’amore di Dio e dei fratelli con “mezzi semplici, accessibili a tutti”, e di farlo spostando lo sguardo “dal basso verso l’Alto [con] un semplice movimento degli occhi”.
Ecco, allora, che proprio in questo Carlo e Pier Giorgio si fanno esempio “rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani”, per orientare la nostra vita “verso l’alto e farne un capolavoro”.
QUI si può leggere l’intera omelia pronunciata da Papa Leone XIV

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