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Funerale di Papa Francesco. L’omelia del Cardinale Giovanni Battista Re

Davanti al mondo, che assisteva alle esequie di Papa Francesco, il decano del Collegio cardinalizio ha tracciato una splendida memoria di Bergolio e indicato i suoi grandi lasciti per il futuro della Chiesa e del mondo

Sono tante le immagini che rimarranno nella storia, se non lo sono già, all’indomani del funerale che ha richiamato l’attenzione del mondo su una Piazza San Pietro gremita di folla e di autorità da tutto il mondo. L’incredibile foto di Trump e Zelensky, che parlano seduti in una basilica deserta e sgombrata di ogni panca per il passaggio del feretro, è sicuramente la più iconica.
Ma al di là delle immagini, rimarranno impressi nella memoria anche diversi passaggi dell’omelia del Cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio che, a 91 anni, non sarà tra coloro che siederanno nel Conclave, ma che di Bergoglio ben conosceva il valore di pastore, così come l’umana profondità d’animo.

Un pontificato teso sempre verso gli ultimi

Rimarrà impresso, per esempio, il richiamo alla “finale fragilità e sofferenza” di Papa Francesco, che ha percorso questa “via di donazione … fino all’ultimo giorno della sua vita terrena”, seguendo le “orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita”.
Un’ultima, ulteriore manifestazione concreta di un pontificato vissuto nella scia di quello che dovrà sempre essere “il compito costante di Pietro e dei suoi successori, un servizio di amore sulla scia del Maestro e Signore Cristo che “non era venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per tutti” (e qui in tanti hanno letto un messaggio diretto al prossimo Conclave).
Anche nel prosieguo dell’omelia il Cardinal Re ha insistito su quella che era la visione della Chiesa di Papa Francesco, una “casa per tutti”, con le “porte sempre aperte”, tanto per “prendersi cura con determinazione dei problemi delle persone”, quanto dei “grandi affanni che lacerano il mondo contemporaneo”. Re, qui, ha voluto rimarcare il grande impegno di Francesco verso i più poveri e gli emarginati, sottolineando in particolare i viaggi del Papa a Lampedusa (primo viaggio in assoluto), quello a Lesbo e la Messa celebrata sul confine tra Messico e Stati Uniti.
Passaggi, questi, sottolineati dalla folla con grandi applausi.

Contro la cultura dello scarto

Non sono mancati, poi, riferimenti al “Vangelo della misericordia”, voluti per sottolineare come “Dio… perdona sempre qualunque sia la situazione di chi chiede perdono e ritorna sulla retta via”; così come la grande battaglia di Bergoglio contro “la cultura dello scarto”, a cui contrapporre “la cultura dell’incontro e della solidarietà. Una cultura che, inevitabilmente, significa sforzo per la Pace, un impegno costante portato avanti dal Papa che, “di fronte all’infuriare delle tante guerre di questi anni”, non ha mai smesso di elevare “la sua voce implorando la pace e invitando alla ragionevolezza, all’onesta trattativa per trovare le soluzioni possibili”.
Il ritrovarsi “In unione spirituale con tutta la Cristianità” a pregare per Papa Francesco, “perché Dio lo accolga nell’immensità del suo amore”, è già un lascito di questa volontà di “Costruire ponti e non muri

Il testo integrale dell’omelia dell’Em.mo Card. Giovanni Battista Re lo si può leggere, in italiano, a questo link

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