Spesso, nella preghiera, ci assale la paura di non essere ascoltati o compresi, alimentando dubbi sull’efficacia stessa della preghiera. In questi momenti, ci chiediamo dove sia Dio e se pregare abbia davvero un significato
Gentile redazione,
mi ritrovo spesso a pregare con timore e preoccupazione, temendo che Dio non mi stia ascoltando. Mi chiedo se ha davvero senso continuare a pregare e se c’è qualcuno dall’altro lato che mi sta ascoltando e offrendo aiuto. Come posso trovare la certezza che le mie preghiere non cadano nel vuoto?
Vi ringrazio dell’attenzione.Francesca
Cara Francesca,
Gesù ci invita ad abbracciare la preghiera come una necessità personale, una presenza costante nel nostro rapporto con Dio, che permea ogni momento della nostra vita. La preghiera dovrebbe essere parte integrante delle nostre giornate. Dobbiamo perseverare nella preghiera anche quando siamo scoraggiati e pensiamo che il Signore non stia ascoltando il nostro grido di aiuto. Non dovremmo essere impazienti o presumere che Dio si trovi lì con le braccia conserte, aspettando comodamente che lo preghiamo.
Quando le nostre preghiere sembrano non ottenere risposta, potrebbe sembrare che Dio ci abbia abbandonato.
Tuttavia, rileggendo il famoso passo del Vangelo della vedova che non otteneva ingiustizia dal giudice disonesto (Lc 18, 1-8) ne possiamo trarre una migliore comprensione delle dinamiche e della logica della preghiera.
La parabola di Gesù presenta due personaggi principali. Da un lato, c’è un giudice disonesto, interessato solo ai suoi profitti e disinteressato nei confronti degli altri e persino di Dio. Dall’altro lato, c’è una vedova, simbolo di povertà e bisogno, vittima di oppressione e maltrattamenti da parte di un avversario. La vedova si rivolge a un giudice affinché faccia giustizia, ma si rende presto conto che egli non è la persona giusta per lei. Nonostante ciò, la donna non si scoraggia e, con determinazione, continua per la sua strada senza cambiare giudice.
Nella parabola, queste due figure contrastanti ci invitano a riflettere sulla perseveranza nella preghiera. La vedova rappresenta coloro che si trovano in situazioni di oppressione e difficoltà, mentre il giudice egoista incarna l’indifferenza e l’ingiustizia del mondo. Nonostante il primo tentativo infruttuoso di trovare giustizia, la vedova non si arrende ma continua a insistere e alla fine ottiene ciò che voleva .
Rileggiamo la considerazione finale di Gesù in persona: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente” (Lc 18, 6-7)
La parabola ci insegna l’importanza di persistere nella preghiera, anche quando sembra che le nostre richieste rimangano senza risposta. Non dobbiamo scoraggiarci di fronte alle difficoltà o alle aparenti mancanze di risposta. Come la vedova nella parabola, dobbiamo perseverare con tenacia e fiducia, sapendo che Dio, anche se in silenzio, è presente e interessato alle nostre necessità. Da parte nostra l’invito a rimanere fermi nella fede e a confidare che Dio, nel suo tempo e secondo la sua saggezza, risponderà alle nostre suppliche.
Per approfondire il tema del “silenzio di Dio”, le consigliano la lettura del libro di Marco Griffini “… ma Dio tace” di cui è stata pubblicata, nel mese di maggio del 2023, la seconda edizione rivista e ampliata, acquistabile qui
Se dovessi avere ulteriori dubbi o per qualsiasi altra informazione non esitare a scriverci.
La redazione “La Pietra Scartata”
[fonte: lucecristiana.org]
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