Chi è davvero dentro questa situazione può rivolgersi al proprio parroco che saprà come accompagnare il cammino di tutte le persone coinvolte, con serietà e serenità
Spettabile redazione, sono il nonno di un meraviglioso bambino di pochi mesi. Mia figlia è omosessuale e si è unita con la sua compagna con rito civile. Io sono cattolico e vorrei tanto che il mio nipotino fosse battezzato. Cosa dice la Chiesa al riguardo?
Grazie
Tommaso

Carissimo Tommaso,
la Chiesa non rifiuta mai la richiesta del Battesimo in vista del bene sommo della salvezza eterna della persona.
Quando si tratta di un bambino piccolo (infante) occorre realizzare e verificare alcune condizioni che sussistono, proprio in vista del bene pieno della persona non ancora cosciente della richiesta che avviene da parte di altri a lui legati. Ciò vale sempre e per tutti i piccoli. Anche nel caso di un figlio presentato da una coppia omosessuale il parroco, in vista e con la chiara intenzione di poter celebrare il Battesimo, deve instaurare un dialogo prolungato e articolato soprattutto con padre o madre e convivente e con i padrini (oltre naturalmente a coinvolgere in qualche modo chi rappresenta la comunità).
In più dovrà seguire i passaggi stabiliti dalla Diocesi, che non è possibile qui esporre e che non si possono riassumere perché tutti necessari e interconnessi. Ciò, lungi dall’evocare quelle che potrebbero apparire come “complicazioni”, dimostra la serietà (e dunque felicità) del percorso fondamentale del dono della fede. Non c’è spazio per semplici e distaccate curiosità. Chi è davvero dentro questa situazione può rivolgersi al proprio parroco che saprà come accompagnare il cammino di tutte le persone coinvolte, con serietà e serenità.
Don Massimiliano Sabbadini – Consigliere spirituale La Pietra Scartata
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