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I giovani sono davvero lontani dalla Chiesa?

Mons. Battaglia: “Il nostro Dio, non è un Dio del tempio, ma della strada, dobbiamo diventare una Chiesa, che si sporca le mani, imparando quei linguaggi nuovi, che nascono dalla grammatica perenne, dell’amore evangelico”

 

Gent.ma Redazione,

ho qualche anno sulle spalle e posso dire, che tranne per un breve periodo, ho sempre frequentato gli ambienti parrocchiali, offrendo qualche volta la mia collaborazione. La mia domanda, per voi è: che cosa pensate in tutta sincerità, della scarsa presenza dei giovani nelle attività parrocchiali e alle Sante Messe?

Grazie
Ezio

 

Caro Ezio,

rispondiamo volentieri alla tua domanda, prendendo spunto da un recente articolo di “Famiglia Cristiana“, che, facendo proprie le parole dell’arcivescovo di Napoli Mons. Mimmo Battaglia, ci evidenzia il suo pensiero: “Se i giovani non vanno in chiesa, non vuol dire che sono lontani da DIO” e ha continuato con un concetto illuminante “il nostro Dio, non è un Dio del tempio, ma della strada, dobbiamo diventare una Chiesa, che si sporca le mani, imparando quei linguaggi nuovi, che nascono dalla grammatica perenne, dell’amore evangelico”.

L’arcivescovo ha messo in evidenza l’importanza che ha avuto per lui, la sua famiglia e la loro povertà, che lo hanno aiutato a capire e ad aiutare i poveri e come dal senso di abbandono fiducioso a Dio di sua madre abbia imparato a pregare.

 Ha aggiunto, come sia importante, che noi per primi crediamo al Vangelo per poter sperare che anche i nostri ragazzi cerchino in esso le risposte alle loro inquietudini. Ci dobbiamo rendere conto che, se nella mente dei giovani non riusciamo ad essere credibili con i nostri comportamenti, che spesso sono un mascheramento delle nostre vere intenzioni, e che loro con la sensibilità che li contraddistingue percepiscono come non veritieri, i ragazzi subiranno questo scollamento educativo tra ciò che diciamo e mostriamo e quelli che sono i nostri veri obiettivi.

È evidente, che prima di pretendere che i giovani frequentino le nostre chiese e i nostri oratori, dobbiamo essere pronti ad assumere le nostre responsabilità educative e mostrarci veri maestri di vita.

Caro Ezio, prima ancora di attribuire ai nostri ragazzi, la responsabilità  di questo apparente allontanamento dal cristianesimo, spesso solo formale, ognuno di noi sappia assumere il proprio ruolo educativo che solo una vita coerente e “vera” con il Vangelo può soddisfare. Solo con questo aspetto fondante, possiamo agire con successo sui livelli comunicativi e organizzativi. Accogliamo le parole di Monsignor Battaglia, facciamoci promotori per un Cristianesimo nei “Fatti”.

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