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A maggio mi sposo: esiste una ricetta per rendere il mio matrimonio il più felice possibile?

Cara Anna, la felicità esiste, ma va costruita e riconosciuta in ciò che veramente rende felici, uscendo non solo dagli stereotipi romantici ma anche da quelli doloristici

Gentilissima redazione,

a maggio io e il mio compagno, dopo 4 anni di fidanzamento, coroneremo finalmente il nostro sogno di costruire una famiglia insieme, attraverso il sacramento del matrimonio. Spero davvero che la nostra sia un’unione felice e duratura, potete darmi qualche consiglio?

Grazie

Anna

 

Cara Anna, congratulazioni!

È proprio vero, tutti desiderano un matrimonio felice ma molto spesso la fatica della vita familiare ci fa pensare di essere ben distanti dalla felicità, da quel sogno che da fidanzati avevamo.

In realtà la maggior parte delle coppie sposate sono coppie felici ma non lo sanno!

Non lo sanno perché misurano la propria felicità con parametri per i quali non esiste al mondo coppia che possa dirsi oggettivamente felice: l’assenza di contrasti, la gioia mai turbata, figli perfetti, amicizie perfette, salute eterna, lavoro soddisfacente …

Oggi va molto di moda usare il termine: bisogna “cambiare il paradigma”, ossia il criterio di valutazione o forse meglio, come Platone intendeva, la realtà ideale concepita come un eterno modello.

Cara Anna, la felicità esiste, ma va costruita e riconosciuta in ciò che veramente rende felici, uscendo non solo dagli stereotipi romantici ma anche da quelli doloristici.

Non si è felici se un membro della coppia si sacrifica, nel senso comune del termine, per l’altro. Si è felici se ogni membro della coppia rende sacro l’altro, in un riconoscimento reciproco che non passa dal compromesso ma come sostiene don Francesco Pesce, nel suo ultimo libro Alta Fedeltà (ed S. Paolo) dalla “negoziazione”. È un termine che può sembrare un po’ troppo commerciale o politico, ma in realtà esprime molto bene il fatto che di fronte ad un contrasto di vedute od interessi, il compromesso induce semplicemente alla rinuncia mentre la negoziazione porta ad evidenziare ciò che veramente è il bene del singolo e della coppia.

Imparare fin da fidanzati quindi ad ascoltare, a donarsi ma anche a accettare il dono dell’altro senza pensare di trasformarlo strada facendo può essere una ricetta che funziona, o meglio questi possono essere gli ingredienti. Poi occorre saperli dosare e si impara a farlo con la pratica paziente di chi non cade mai nella disperazione sapendo di possedere un bene grande, anzi inestimabile, quale la grazia del sacramento matrimoniale.

Cristina e Paolo Pellini – Associazione La Pietra Scartata

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