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Confessione e coronavirus. È possibile confessarsi on line?

Gent.ma redazione,

mi chiamo Alberto e vi scrivo perché ho bisogno di un vostro consiglio. Cerco, per quello che posso, di essere un buon cristiano. Partecipo alle funzioni domenicali e mi sono sempre confessato regolarmente. Il problema è che, in questo periodo di pandemia, a causa delle limitazioni dovute al virus, ho difficoltà a confessarmi “in presenza”. Mi chiedevo allora, se fosse possibile accedere al sacramento della confessione anche “a distanza” magari tramite pc o per vie telefoniche. Grazie per la Vostra risposta che mi sarà sicuramente d’aiuto.

Alberto

Caro Alberto,

In tempo di pandemia abbiamo meno occasioni per uscire e siamo più attenti a limitare i contatti non indispensabili. Abbiamo più tempo per la riflessione, per fare il punto sulla nostra vita. Da questo scaturisce un forte desiderio di liberarci dalle nostre piccole e grandi iniquità per sentirci spiritualmente liberi di affrontare le difficoltà senza zavorre.

Il cristiano per riconciliarsi con Dio e con il mondo ha una grandissima opportunità: la confessione.

Una confessione ben fatta rigenera l’uomo, lo rende “nuovo”, pronto ad accettare la volontà del Padre.

Di fronte a questo desiderio, vi è attualmente una oggettiva difficoltà ad accedere alla confessione sacramentale di fronte al sacerdote.

Il coronavirus ha limitato infatti la possibilità di incontro tra penitente e sacerdote, per questo c’è chi si chiede se vi siano modalità “alternative”.

Il web magazine “La Luce di Maria“, alla domanda di un fedele se sia possibile usare il computer, per comunicare al confessore i propri peccati e inviargli l’atto di dolore, risponde con le parole di Padre Angelo, che nell’articolo chiarisce come “tutti i sacramenti richiedono la presenza personale” e come “tra le condizioni per la validità dell’assoluzione, vi è anche questa: che sia in praesentem directa”, cioè con la presenza fisica del penitente.

Anche mons. Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzeria Apostolica, alcuni mesi fa, in piena pandemia, alla domanda se, in questa situazione di emergenza, il telefono o la mail, potessero essere considerati, in casi eccezionali, strumenti idonei alla confessione, ha risposto: “La confessione sacramentale non può avvenire per telefono o e-mail o con altri strumenti di comunicazione, per motivi legati alla tutela del Sigillo Sacramentale, soprattutto ci vuole la presenza fisica del penitente”. A riportarlo Vatican News.

Se questa è la regola, un articolo pubblicato a marzo su Vita, in uno dei periodi più neri del virus, quando le terapie intensive erano purtroppo piene e molti lasciavano la vita terrena da soli, ci informa come uno stimato prof. di diritto canonico dell’Università Lateranense, don Giorgio Giovanelli, abbia suggerito invece, in via del tutto straordinaria, e per casi ben definiti, la possibilità di confessarsi via telefono. “Non un cambiamento della prassi sacramentale – si legge sul web magazine- ma il dare una risposta ad una situazione nuova nella quale dobbiamo considerare sempre la suprema lex della Chiesa che è la salvezza delle anime”.

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