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“Cosa vuoi fare da grande?” Una domanda che è meglio non porre ai nostri figli

Gentile redazione,
sono Filippo, papà di un figlio di 19 anni prossimo alla maturità. Finita la scuola mio figlio non ha le idee chiare su quello che vuole fare: è orientato a fare giurisprudenza, ma ho l’impressione che lo faccio più per mantenere una tradizione di famiglia (io sono avvocato, come mio papà) che per un suo reale desiderio. Vi chiedo: come posso aiutare mio figlio nel capire quale sia la sua strada? È chiaro che a me farebbe piacere diventasse un avvocato, ma non vorrei che si sentisse in qualche modo costretto. Io vorrei che lui scegliesse liberamente, ma, davvero, non so bene come aiutarlo.
Grazie per il vostro consiglio.
Un cordiale saluto
Filippo

Caro Filippo, “Cosa vuoi fare da grande? è una delle domande più classiche che si sentono fare i bambini, eppure, in realtà, è una delle domande a cui è più difficile rispondere. E la difficoltà aumenta con l’età: perché se a sei anni è facile rispondere “l’astronauta”, o forse, oggi, “l’influencer”, quando ci si avvicina al momento in cui davvero bisogna scegliere la propria strada tutto di fa più complicato.

Come genitori, si è chiamati a sostenere i figli anche in questa scelta, ma si tratta di un sostegno che in questo caso più che mai deve farsi discreto. Perché scegliere la propria strada significa rispondere alla propria vocazione, significa rispondere alla chiamata di Dio. Da qui il principale dei consigli che ci sentiamo di darti: suggerisci a tuo figlio di restare in ascolto e di concentrarsi su una sola domanda: “Qual è il piano d’amore che Dio ha per me?”.

Ciò significa anche non “interferire” esplicitando quelli che sono i tuoi desideri, anche legittimi. Dirgli “vorrei che facessi…” suonerebbe come un grande segnale di distorsione che renderebbe più difficile sintonizzarsi sulla chiamata e sulla voce di Dio.
Il progetto di Dio è sempre un progetto d’amore e la famiglia è senza dubbio il luogo privilegiato dove scoprire questo amore. Tu, come genitore, vivendo quotidianamente la grandezza dell’amore, puoi sicuramente aiutare tuo figlio a capire che l’amore non è qualcosa di vago, ma un processo libero, volontario, duraturo, che coinvolge tutto il nostro essere.

Dio vuole figli, e i figli scelgono liberamente, perché senza libertà non c’è vero amore. Ma la libertà si insegna, come scriveva San Giovanni Paolo II nella lettera alle famiglie: “La persona si realizza attraverso l’esercizio della sua libertà nella verità, non può essere intesa come la facoltà di fare qualsiasi cosa ci venga in mente, ma significa donarsi. Ancor più, significa la disciplina interiore del dono. Nella nozione di dono non c’è solo la libera iniziativa del soggetto, ma anche la dimensione del dovere, e tutto questo si realizza nella comunione delle persone”.
È Dio che getta i semi, a noi è dato, al più, di preparare il terreno affinché il seme venga accolto e possa crescere nel migliore dei modi.

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