Venerdì 3 aprile Papa Leone XIV ha presieduto la celebrazione della via crucis. Nelle meditazioni e nelle preghiere proposte emerge il richiamo alla realtà odierna, dove spesso si calpesta la dignità umana; tra le diverse condizioni evidenziate, abbiamo riconosciuto quelle in cui sono protagonisti i figli orfani, abbandonati oppure fragili.
La 14 stazioni con il Papa
Anche quest’anno la via Crucis ha riproposto un momento di forte raccoglimento e preghiera, con migliaia di fedeli presenti al fianco di Papa Leone XIV; famiglie, giovani, sacerdoti e suore, religiosi e religiose, pellegrini di diversa provenienza, si sono raccolti attorno al Colosseo di Roma dove hanno accompagnato il Pontefice, affiancato da due giovani portatori di torce, il quale, sorreggendo una croce, ha percorso l’itinerario delle 14 stazioni, per dare “un segno importante” come “leader spirituale oggi nel mondo“, “per dire che Cristo ancora soffre” e per portare le “sofferenze” dell’umanità nelle sue “preghiere”.
Cristo annulla il male con l’amore. Risponderà a Dio chi abusa del potere
Nelle meditazioni composte da padre Francesco Patton (O.F.M., già Custode di Terra Santa) emerge una lettura di molte attuali situazioni, una riflessione sulla concezione distorta del potere e sull’abuso del potere. Mettendo a confronto l’autorità degli uomini e la forza dell’amore di Gesù, sono stati ricordati il dolore di chi soffre a causa della guerra e quello delle madri; nel volto del Cireneo è stato proposto quello di tanti volontari e operatori umanitari e della comunicazione che rischiano la vita per prendersi cura di qualcuno o per far conoscere la verità. In tre delle 14 stazioni della via crucis anche sono state richiamate e ricordate le esperienze dei figli soli, abbandonati o in condizione di fragilità, insieme a quelle di quanti si dedicano a prendersi cura della loro condizione generando speranza laddove pare esserci solo desolazione, silenzio e abbandono.
Rendici attenti, Signore ai poveri, ai sofferenti e agli scartati
Alla V Stazione – Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce (Mc 15,21) – la meditazione ha rivolto lo sguardo a Simone di Cirene il quale non era un volontario e non si prese volontariamente cura di Gesù, per dargli una mano portando la croce. “Probabilmente – suggerisce padre Patton – sapeva a malapena chi fosse Gesù”. Eppure, aiutandolo, qualcosa dentro di lui è poi cambiato “al punto che trasmetterà ai suoi figli, Alessandro e Rufo, il significato profondo di quel cammino e loro diventeranno testimoni della tua Pasqua”. “Anche oggi – prosegue la meditazione – ci sono tante persone che scelgono di fare qualcosa di buono per gli altri in ogni parte del mondo. Ci sono migliaia di volontari che, in situazioni estreme, rischiano la vita per soccorrere chi ha bisogno di cibo, di istruzione, di cure mediche, di giustizia”: molti di loro non credono in Gesù; tuttavia, prendendosi cura di altre persone, stanno in realtà – ancora una volta – prendendosi cura di Lui.
Al termine della meditazione, la preghiera conclusiva della V Stazione – Fa’ , o Signore, che anche noi impariamo a offrire al nostro prossimo quel sostegno che vorremmo fosse offerto a noi, qualora ci trovassimo nella stessa situazione. Aiutaci a essere persone empatiche e compassionevoli, non a parole ma coi fatti e nella verità – si è conclusa con l’appello “rendici attenti, Signore“ affinché nessuno resti escluso dalle nostre premure e cure, in particolare i poveri, i sofferenti e gli scartati, chi rimane solo e senza cura, chi rimane indietro e cade, chi non trova ascolto.
Gesù aiutaci a riconoscerti nei bambini ai quali è stata rubata l’infanzia
In occasione della VI stazione – La Veronica asciuga il volto di Gesù (Gv 12,20-21) – la meditazione ci ha proposto di considerare che “quello che i Salmi avevano cantato come «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45,3), ora ha invece i tratti del Servo sofferente profetizzato da Isaia, che «non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere» (Is 53,2)”. Veronica è la custode dell’immagine di Gesù quale esito di un gesto di carità: “Veronica non ci trasmette la memoria di un’immagine in posa, ma quella dell’uomo dei dolori, che ci ha risanati per mezzo delle sue stesse piaghe”.
Padre Patton conclude con questa preghiera la VI stazione: “Aiutaci, Gesù, a coltivare il desiderio di vedere il tuo volto. Donaci la grazia che hai concesso agli Apostoli di vederti luminoso e trasfigurato. Ma aiutaci soprattutto ad avere l’occhio attento di Veronica, che ti sa riconoscere anche nella tua bellezza sfigurata. E rendici capaci di asciugare, oggi, il tuo volto, ancora coperto di polvere e sangue, deturpato da ogni atto che calpesta la dignità di una qualsiasi persona umana”.
È stata, infine, rivolta a Gesù la preghiera “aiutaci a riconoscerti” quando il tuo volto è sfigurato, in ogni persona condannata dai pregiudizi, nel povero privato della sua dignità, nelle donne vittime di tratta e ridotte in schiavitù, nei bambini ai quali è stata rubata l’infanzia e compromesso il futuro.
Essere presenti dove c’è una sofferenza o un bisogno
Nell’VIII stazione – Gesù incontra le donne di Gerusalemme (Lc 23,27-31) – l’attenzione è stata rivolta alle donne che hanno seguito e assistito Gesù dall’inizio della sua predicazione. Queste donne, ha evidenziato la meditazione, ci sono anche oggi: “dove c’è una sofferenza o un bisogno, le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti”.
“Le donne continuano a piangere – ha concluso padre Patton – dona anche ad ognuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire nostra la sofferenza altrui. Donaci ancora lacrime, Signore, per non dissolvere la nostra coscienza nelle nebbie dell’indifferenza e continuare a rimanere umani”.
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