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Papa Leone ai giovani: “Aspirate a cose grandi”

Il Pontefice ha chiuso il Giubileo dei Giovani esortandoli a cercare la “vera felicità”. Guardando a Gesù per veder “crescere ogni giorno. in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo”

Erano circa un milione le persone presenti a Tor Vergata per il Giubileo dei Giovani, definito dalla Questura di Roma: “La più grande manifestazione degli ultimi 25 anni”. Una folla che ha condiviso la veglia di sabato 2 agosto e ha nuovamente accolto Papa Leone XIV il giorno successivo, per la celebrazione eucaristica di chiusura durante la quale il Pontefice ha tenuto un’omelia molto significativa, indicando le figure dei beati Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis come esempi da seguire.

Come i discepoli di Emmaus

Papa Leone ha iniziato l’omelia paragonando quanto vissuto nelle giornate del Giubileo all’esperienza dei discepoli di Emmaus, che si allontanavano impauriti da Gerusalemme ma che si sono aperti alla gioia della Pasqua dopo aver incontrato Cristo e percorso con lui un pezzo del loro cammino.
Il centro della riflessione del Papa è stato proprio l’incontro con il Risorto, a partire dalla necessità di prendere coscienza della propria finitezza, come l’erba del campo che è “delicato, fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi, e però al tempo stesso subito rimpiazzati da altri che spuntano dopo di loro”. Un’erba che anche d’inverno “freme sotto terra e si prepara ad esplodere, a primavera, in mille colori”.
È questo il paragone scelto da Papa Leone: noi siamo fatti per “un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore”. La nostra sete non può essere spenta da nessuna bevanda terrena, ecco perché dobbiamo metterci in ascolto e “affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell’incontro con Dio”.
L’invito, richiamando il discorso di Papa Francesco alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, è quello di “compiere un viaggio… superare sé stessi… andare oltre […]”. Perché l’inquietudine di trovarsi “interiormente assetati” desiderosi di dare un senso al futuro, significa che “siamo vivi!”.

La ricerca della felicità

In particolare, “C’è una domanda importante nel nostro cuore, un bisogno di verità che non possiamo ignorare, che ci porta a chiederci: cos’è veramente la felicità?”. Per rispondere, Papa Leone ha brevemente ripercorso quanto fatto dai giovani durante il Giubileo: le esperienze, gli incontri con persone di tutto il mondo, il “dialogo con la città”, la Confessione al Circo Massimo… In tutto questo è stato possibile cogliere una risposta importante: “La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né … da ciò che possediamo. È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere… Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle ‘cose di lassù’, per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità… E in questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che «la speranza […] non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato».”
In una parola, ha concluso il Papa: “La nostra speranza è Gesù. È Lui, come diceva San Giovanni Paolo II, «che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande […], per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna». Teniamoci uniti a Lui, rimaniamo nella sua amicizia, sempre, coltivandola con la preghiera, l’adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa. […] Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo.

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