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L’estrema gratuità del gesto di Giovanni è la stessa dei genitori affidatari, che accolgono un figlio per riconsegnarlo alla sua famiglia

Nel primo sabato del mese di gennaio 2025, si rinnova la preghiera del Santo Rosario dedicata ai bambini abbandonati di tutto il mondo e alle famiglie adottive e affidatarie. Commento e preghiere a cura di Lucia e Luigi D’Antonio (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni, Regione Campania). Prega insieme a noi, sabato 4 gennaio, alle ore 21.00

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che tradotto, significa maestro – dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

 

Il commento di Lucia e Luigi

È un brano potente che ammette diversi livelli interpretativi; uno di questi è il tema della transizione, del passaggio alla “Vita” piena, alla via della Salvezza dei discepoli, affidati a Giovanni.
La figura di Giovanni si inserisce nella vicenda in forma non casuale, ma causale, strumentale nell’attuazione del disegno salvifico dei discepoli a lui affidati. Egli procede con essi nella consapevolezza che ci sarà un momento nel quale egli dovrà “farsi piccolo” (diminuire) per “consegnarli” nelle mani di Gesù. Gesù li accoglie definitivamente per indicare ai discepoli (ma all’uomo in generale) la dimora del Signore e attuare l’azione salvifica che Gli è stata affidata dal Padre.
In filigrana si legge l’atto oblativo dei genitori affidatari nell’indispensabile ruolo di attivare la prima fase del piano di salvezza di un bambino in stato di abbandono definitivo o temporaneo. Essi procedono nella mission di prima accoglienza del bambino affidato, consapevoli del loro atto propedeutico alla sua ri-generazione, alla sua salvezza, legata alla naturale prospettiva di una definitiva (ri)consegna nelle mani di genitori adottivi o biologici.
Come in Giovanni, l’atto di “farsi piccoli” è appunto contrassegnato dalla estrema gratuità di un necessario gesto rigenerante di passaggio di testimone (oseremmo dire “pasquale”) che prescinde dalle implicazioni relazionali, costruite nel tempo trascorso con il bimbo temporaneamente accolto.

Preghiamo

Nel primo mistero della gioia, contempliamo l’annuncio dell’angelo a Maria.
Signore porgi il Tuo sguardo amorevole a chi con gratuità si rende strumento della salvezza di un bimbo in difficoltà relazionali. Preghiamo.

Nel secondo mistero della gioia, contempliamo la visita di Maria a Santa Elisabetta.
Signore, fa’ che quanti sono investiti di responsabilità ascoltino il grido del bambino abbandonato. Preghiamo.

Nel terzo mistero della gioia, contempliamo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.
Signore fa che ogni bambino possa respirare l’essenza profumata di una sana e amorevole relazione genitoriale e sociale. Preghiamo.

Nel quarto mistero della gioia, contempliamo la presentazione di Gesù al tempio.
Signori sostieni nella speranza e guida quanti aspirano a diventare genitori affinché possano anche loro tendere le mani per accogliere con un abbraccio un bambino senza famiglia. Preghiamo.

Nel quinto mistero della gioia, contempliamo il ritrovamento di Gesù nel tempio.
Signore aiuta chi si è allontanato da te perché possa riassaporare la sapida dolcezza della Tua Parola. Preghiamo.

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