Papa Francesco durante l’Angelus invita a stupirsi per la bellezza della maternità e per il miracolo della vita. Perché ogni vita è un dono, anche quelle dei bambini abbandonati che trovano una nuova famiglia con l’adozione
Domenica 22 dicembre, il Papa ha dedicato una bella riflessione durante l’Angelus all’incontro tra Maria ed Elisabetta: “Donne felici per il dono straordinario della maternità”. Il loro incontro – ha detto Francesco – è il segno prodigioso dell’azione di Dio vicino a noi, la dimostrazione che “nessun bambino è un errore”.
Stupirsi per il dono della vita
Quello che sottolinea il Papa è che il miracolo capitato a Elisabetta non deve essere letto come qualcosa di straordinario e, per questo, “lontano” dalla nostra quotidianità, ma, anzi, deve rappresentare un aiuto per capire quanto Dio sia vicino a noi e come il suo amore intervenga in ogni momento.
Un esempio di questo è il “dono della vita, di ogni bambino, della sua mamma”. Francesco si sofferma, in particolare, proprio sulle mamme in attesa, invitando a stupirci della loro bellezza e a dar lode a Dio per il miracolo della vita.
“Ogni volta che incontriamo una madre che porta in braccio o in grembo il suo bambino” – è la riflessione del Santo Padre – possiamo rivedere la stessa felicità espressa da Elisabetta e da Maria.
Una “catena” di doni
Si lega proprio a questo invito la riflessione di Valentina Griffini – Amministratrice Delegata di Amici dei Bambini – su quanto la sua stessa vita sia stata fin dall’inizio un dono. A partire dal momento in cui la madre biologica decise di portare a termine la gravidanza e partorire “nel migliore ospedale di Milano. Così facendo mi ha donato. E altri, i miei genitori, hanno accolto quel dono, diventando a loro volta un dono per me”.
A riprova, poi, di come questo dono d’amore si moltiplichi sempre, c’è il fatto che Valentina, a sua volta, è diventata mamma di due bambini marocchini di nascita, proseguendo quella “sequenza di doni” che viene innescata con l’adozione.
Certo, c’è la consapevolezza che riconoscere quel dono non sia semplice, ma è una nostra responsabilità “fare la nostra parte, dare frutto e non sentirci quindi sfortunati”. Molto bello, in questo senso, l’esempio che fa Valentina: “A volte, quando si riceve un dono, si è in imbarazzo perché ci si sente inadeguati. È vero, non è semplice, ma non bisogna avere paura del dono di un figlio. L’adozione da parte della natura esiste da sempre, nel regno animale così come tra gli uomini”.
“Siamo proprio noi figli adottivi – prosegue Valentina – quelli in grado di rompere la catena di dolore innescata da un abbandono o da chissà cos’altro ancora, potendo così dare un nuovo inizio alla storia, là dove si era interrotta.
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