Il parlamento francese ha inserito nel testo della Costituzione il diritto delle donne alla libertà di ricorrere all’aborto. Ferma la risposta del Vaticano: non è questo il modo per difendere i diritti delle donne e dei bambini
Lunedì 4 marzo 2024, con una decisione a suo modo storica, il Congresso francese, riunito in seduta plenaria a Versailles, ha votato quasi all’unanimità l’inserimento nella Costituzione della garanzia per le donne di avere la libertà di poter ricorrere all’aborto.
Con 780 voti a favore e solo 72 contrari, dunque, nell’articolo 34 della Costituzione è stata inserita la seguente frase: “La legge determina le condizioni in cui si esercita la libertà garantita alla donna di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza”.
La vita va sempre tutelata
Ferma e addolorata la reazione del Vaticano, che per bocca di monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, oltre a ribadire – come riporta Vaticannews – la vicinanza ai vescovi francesi e alla loro tristezza, afferma come “non sia questo il metodo o queste le parole con le quali possiamo tutelare e difendere le donne e i loro bambini. Davanti a vite segnate da dolori e fatiche – proseguono le parole di Monsignor Paglia – dobbiamo lavorare tutti insieme perché la vita sia sempre custodita e preservata, la vita di tutti, particolarmente quella dei più deboli”.
Ancora una volta, il punto centrale per capire la presa di posizione del Vaticano è quello di capire come il contrasto all’aborto non derivi in alcun modo dalla volontà di porre dei limiti alla libertà delle donne, ma si basi unicamente sulla priorità di difendere la vita in ogni sua forma e in ogni suo momento, specie per chi questo diritto non lo può reclamare con la sua voce.
Questa posizione è ben evidenziata anche nel comunicato che i vescovi francesi hanno emanato nei giorni precedenti l’approvazione della modifica costituzionale, in cui si sottolineava come l’aborto non possa essere visto unicamente mettendosi dalla “prospettiva dei diritti delle donne” e come la “parzialità” del dibattito nato intorno a questa decisione del parlamento francese sia evidenziata dal fatto che manchi del tutto una qualsiasi menzione delle eventuali misure di sostegno per le donne che il proprio figlio vorrebbero tenerlo.
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