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Sperimentare il “deserto” dei bambini abbandonati, la loro sofferenza, il loro vuoto, per preparare la strada per la rinascita

Domenica 10 dicembre (seconda domenica di Avvento), Vilma e Sergio Barel (Gruppo famiglie Regione Friuli Venezia Giulia) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 1,1-8)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Il commento di Vilma e Sergio

Gesù è in arrivo e Giovanni ci dice di preparare la strada, la nostra strada, non una qualsiasi. Quindi significa preparare noi stessi e non altro. Giovanni con la sua vita è la rappresentazione della vita preparata all’arrivo di Gesù.
Giovanni “grida”, proclama l’arrivo di Gesù dal deserto. Egli vive nel deserto e dal deserto ci indica: così nasce la nuova via del Signore.
Dal nulla del deserto, dalla terra arida e senza vita, dal silenzio assoluto, nasce la salvezza portata da Gesù.
Dalle cose semplici, ma essenziali per vivere, nel deserto nasce il futuro dell’umanità.
E molti accorrono nel deserto di Giovanni per trovare una nuova vita con il battesimo. Ognuno di noi è chiamato ad incontrare il deserto, cercarlo.
Lo stesso deserto in cui sono relegati i bambini abbandonati. Il vuoto, il silenzio, l’aridità dei sentimenti e l’assenza di futuro.
Ma la speranza di essere figlio non muore e dal deserto in cui è precipitata la loro anima, nasce il futuro in una nuova famiglia accogliente.
Come la salvezza nella venuta di Gesù, anche per i bambini abbandonati dal deserto viene preparata la strada per una rinascita.
E tutti noi che li accogliamo dobbiamo sperimentare il loro deserto, la loro sofferenza, il loro vuoto, per conoscere e preparare la strada per la rinascita.
Rinascita che avviene però solo grazie a Gesù e allo Spirito Santo che ci guidano nel tornare ad essere figli e famiglie accoglienti.

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