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Ecco i “non visti”. Hanno fame e sete di famiglia: sono i prigionieri dell’abbandono e gridano la loro richiesta di aiuto!

Domenica 26 novembre (XXXIV domenica del tempo ordinario), Cristina e Paolo Pellini (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Il commento di Cristina e Paolo

Siamo nell’ambito del discorso escatologico di Gesù, che è contenuto nei capitoli 24 e 25 di Matteo. Gesù parla del futuro e di quello che avverrà. In particolare qui abbiamo il giudizio finale, alla fine dei tempi. Gesù stesso, re del mondo, sarà il giudice e il suo giudizio sarà inappellabile. Da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. I buoni erediteranno cieli e terra nuovi in cui abiterà la giustizia, quando si realizzerà la terza creazione (dopo la prima con la Genesi e la seconda, con la venuta di Gesù) preparata da Dio fin dalla creazione del mondo. I cattivi, invece, sono destinati al supplizio eterno.
Ma che cosa provocherà questa distinzione tra i buoni e i cattivi?
Gesù non lascia alcun dubbio: l’aver praticato la carità verso i fratelli come Paolo riprenderà nella 1 lettera ai Corinzi: se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla (1Cor13,-2).
Il giudizio non si baserà su quante Messe saranno state vissute, su quanti Rosari saranno stati pregati, su quante volte la Bibbia sarà stata consultata, su quanti libri di teologia saranno stati letti, ma sul bene esercitato nei confronti del nostro prossimo. Un bene che richiede di incarnarsi non solo essere auspicato, un bene fatto anche di gesti semplici che non implicano scelte eroiche.

I piccoli diventano il metro di giudizio del bene, che ogni uomo può fare, per scelta o senza nemmeno rendersene conto, ma fidandosi dell’aiuto del Padre.

Ancora una volta Gesù scandalizza, ribaltando ogni formalismo e innalzando i “non visti”, su cui richiama l’attenzione di ognuno di noi (Signore, quando ti abbiamo visto …?). Ma propone anche una via chiara, e forse anche facile, da seguire se nella preghiera alziamo il nostro sguardo al Signore che ci indica chi, in basso, rischia di essere calpestato. Il piccolo diventa per il grande la via di salvezza, si invertono ancora una volta le parti … noi siamo i piccoli, anche se gonfi di sapere, poco contiamo senza carità!
Questa chiarezza non può non far sentire l’urgenza di mettersi al servizio dei più piccoli tra i piccoli, soprattutto in relazione ai milioni di bimbi abbandonati nel mondo e agli enormi bisogni in Italia, relativamente a bimbi e ragazzi in difficoltà e alle mamme in difficoltà coi loro bimbi. Hanno fame e sete di famiglia; sono prigionieri dell’abbandono e gridano la loro richiesta di aiuto! Se decidessimo di ignorarli o, forse ancor peggio, non ci accorgessimo di loro, ne dovremo rispondere a Gesù, re e giudice.

Gesù, che sei giusto e misericordioso, fa che possiamo arrivare all’incontro con te con le mani, il cuore, gli occhi pieni del bene fatto ai nostri fratelli, specialmente i più piccoli e vulnerabili.

Spirito Santo, fonte di amore e di carità, riempi i nostri cuori di forza, perseveranza, amore, creatività, fiducia, entusiasmo, perché possiamo andare incontro ai bisogni dei nostri fratelli.

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