Il Papa mette in guardia tutti i cristiani dal non esercitare la “doppiezza del cuore”, perché solo chi vive personalmente, per primo, ciò che professa può essere testimone credibile del Vangelo
È stata ancora una volta la situazione a Gaza il centro del messaggio di Papa Francesco durante l’Angelus di domenica 5 novembre. L’appello accorato del Pontefice ha auspicato un evolversi della situazione che “eviti assolutamente un allargamento del conflitto”, mentre il principale pensiero è stato dedicato ai bambini, perché “tornino alle loro famiglie”. Non solo quelli coinvolti nel conflitto tra Palestina e Israele, ma “Tutti i bambini coinvolti in questa guerra, come anche in Ucraina e in altri conflitti: così si sta uccidendo il loro futuro. Preghiamo perché si abbia la forza di dire basta”.
Evitare la doppiezza del cuore
Prima dell’appello per la Pace, Papa Francesco, partendo dalla pagina di Vangelo, ha sviluppato una bella riflessione sulla “credibilità” che devono avere i cristiani, chiamati a non preoccuparsi solo di mostrarsi “impeccabili all’esterno”, ma a prendersi cura della propria vita interiore “nella sincerità del cuore”.
L’esempio degli “scribi e i farisei”, riportato nella Parola di Dio, che “predicano una cosa, ma poi ne vivono un’altra”, è ciò che deve mettere in guardia dal rischio di avere, anche noi, una “doppiezza del cuore”, che mina l’autenticità della nostra testimonianza.
Bergoglio sa che l’uomo è fragile e, dunque, è inevitabile sperimentare una “certa distanza tra il dire e il fare”, ma vivere nella “doppiezza” è un’altra cosa, da evitare con tutte le forze: “Per un prete, un operatore pastorale, un politico, un insegnante o un genitore, vale sempre questa regola: ciò che dici, che predichi agli altri, impegnati tu a viverlo per primo”. Perché, come ricordava Paolo VI: “Per essere maestri autorevoli bisogna prima essere testimoni credibili”.
Questo aspetto di doppiezza di lega a un’altra conseguente questione: il primato della cura dell’esteriorità, dell’apparenza, per “salvare la faccia”. Ma questo modo di fare, sottolinea il Papa, è un “truccare la faccia” che, in realtà, significa “truccare la vita” e “truccare il cuore”.
Da qui la preghiera finale del Papa verso la Vergine Maria: che avendo “vissuto vissuto con integrità e umiltà del cuore secondo la volontà di Dio, ci aiuti a diventare testimoni credibili del Vangelo».
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