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Indossiamo l’abito nuziale testimoniando che l’adozione è un atto di giustizia e di amore

Domenica 15 ottobre (XXVIII domenica del tempo ordinario), Elena e Pasquale Salvemini (Gruppo famiglie, regione Puglia) commentano il passo del vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali». Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Il commento di Elena e Pasquale

Anche questa domenica Gesù continua, ancora attraverso parabole, a parlare del regno dei cieli. Nel Vangelo di questa domenica Gesù paragona il regno dei cieli ad un pranzo di nozze. C’è un re che organizza un banchetto per le nozze del figlio. Ma a queste nozze non ci va nessuno, anzi, uccidono i servi mandati a chiamarli. Il re, allora, indignato, manda a uccidere coloro che hanno ucciso i suoi servi; a quel punto manda i suoi servi ad invitare chiunque incontrino. Ma ecco che al banchetto il re si accorge che uno dei commensali non indossa l’abito nuziale; allora il re ordina ai suoi servi che venga legato e gettato dove ci sono tenebre, pianto e stridore di denti.

Gli invitati non vogliono partecipare. Le scuse sono risibili: il lavoro, gli affari, il tran-tran … sembra di sentire un uomo del nostro tempo! L’invito, allora, viene esteso a tutti, a chi non se lo aspetta. La parabola, è evidente, è rivolta al popolo di Israele che, invitato, rifiuta di partecipare al banchetto. Così Gesù prefigura la nascita della Chiesa, nuovo popolo legato da un invito universale. Così ognuno di noi è invitato improvvisamente a partecipare alla festa di Dio. Non ce lo aspettavamo, ma Dio ci invita ugualmente.

L’unica richiesta è l’abito nuziale. Che sarà mai questa immagine?

Molte le interpretazioni: la consapevolezza della festa, per alcuni, la conversione e il pentimento per altri. Senz’altro l’abito è la presa di coscienza di essere invitati al banchetto.

Due allora gli atteggiamenti cui oggi siamo chiamati: la consapevolezza che l’incontro con Cristo è festa e il sapere che a questa festa è invitato ogni uomo.
I primi invitati ignorano l’invito: essi rappresentano un po’ la nostra società che non ascolta i più piccoli (abbiamo assistito in questi giorni alle polemiche su di uno spot pubblicitario, ora non tocca a noi giudicarlo ma quello che per noi potrebbe aver dato fastidio è che la separazione fosse vista con gli occhi di un bambino e sappiamo che la voce dei bambini non sempre viene ascoltata), la società che può giudicare una mamma che lascia un bambino in una culla termica ma non vuole ascoltare i milioni di bambini ancora in istituto, non ascolta le coppie che urlano la loro disponibilità ad accogliere un bambino abbandonato.

Una coppia ed un bambino non possono e non devono aspettare anni prima di diventare una famiglia.

Sentiamoci tutti invitati al banchetto del Signore ma facciamolo nel modo giusto dando voce a tutti i bambini e famiglie in attesa, indossiamo l’abito nuziale dicendo che l’adozione è un atto di giustizia e di amore. Sediamoci a quella tavola facendo festa con la consapevolezza di aver dato ascolto al grido di abbandono e perché l’amore di Cristo lo Sposo riempia sempre le nostre vite e benedica tutte le famiglie.

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