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Al via il Sinodo dei vescovi. Per “una Chiesa unita e fraterna, che ascolta e dialoga”

Con la Santa Messa celebrata da Papa Francesco si è aperto, a Roma, il Sinodo dei vescovi, chiamato a rispondere ad alcune sfide fondamentali che la Chiesa si trova ad affrontare

Con la Santa Messa celebrata la mattina di mercoledì 4 ottobre da Papa Francesco davanti a 25mila fedeli, si è aperto a Roma il Sinodo dei vescovi, il primo della storia al quale parteciperanno attivamente e con diritto di voto anche 70 non vescovi, tra cui 54 donne (su 365 membri totali).
I lavori che proseguiranno per 4 settimane si baseranno sull’Instrumentum Laboris, un documento frutto di un percorso di ascolto iniziato nel 2021 che ha coinvolto tutte le diocesi del mondo.

Le sfide per il futuro della Chiesa

Al centro del documento preparatorio e, quindi, del Sinodo stesso, ci sono alcune domande decisive per il futuro della chiesa e aperte ai cambiamenti cui la contemporaneità inevitabilmente mette di fronte. Ogni domanda, però, così come ogni possibile risposta, non può prescindere da due punti fermi che la Instrumentum Laboris fa emergere con chiarezza: da una parte i “segni caratteristici” di una Chiesa sinodale che sa mettersi in ascolto, sa chiedere perdono e, soprattutto, ha ben presente che la sfida cui è chiamata nel futuro più immediato è quella  – come scrive Mondo e Missione – di “tenere insieme la vocazione di amare tutti con la fedeltà alla verità”.
L’altro punto fermo è il metodo con il quale si porteranno avanti i lavori, ovvero quella della “conversazione nello Spirito”, che prevede di intrecciare ai momenti più di confronto e di dibattito, gli spazi per la riflessione personale, il silenzio e la preghiera.
Tra le principali questioni che la Instrumentum Laboris delinea c’è quello del rapporto tra la cultura occidentale e le altre culture presenti nella Chiesa. Centrale è poi la questione del ruolo della donna, con l’espressa richiesta di “considerare nuovamente la questione dell’accesso delle donne al diaconato”.

L’inizio di un cammino da condurre insieme allo “sguardo di Gesù”

Le domande, insomma, sono tante, e certamente non tutte troveranno una risposta alla fine dei lavori del Sinodo, anche perché non è questo il principale obiettivo, quanto quello – per usare le parole dello stesso Papa Francesco durante le Messa di apertura – di “camminare insieme con lo sguardo di Gesù, che benedice il Padre e accoglie quanti sono affaticati e oppressi”.
È proprio questo sguardo che “Ci invita a essere una Chiesa che non affronta le sfide e i problemi di oggi con uno spirito divisivo e conflittuale ma che, al contrario, volge gli occhi a Dio che è comunione e, con stupore e umiltà, lo benedice e lo adora, riconoscendolo suo unico Signore”.
Il compito principale del Sinodo, dunque, è proprio quello di “Ricentrare il nostro sguardo su Dio, per essere una Chiesa che guarda con misericordia l’umanità. Una Chiesa unita e fraterna, che ascolta e dialoga; una Chiesa che benedice e incoraggia, che aiuta chi cerca il Signore, che scuote beneficamente gli indifferenti, che avvia percorsi per iniziare le persone alla bellezza della fede. Una Chiesa che ha Dio al centro e che, perciò, non si divide all’interno e non è mai aspra all’esterno. Così Gesù vuole la Chiesa, la sua Sposa”.

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