Durante il suo recente viaggio a Marsiglia e nell’Angelus di domenica 24 settembre, il Papa ha parlato della questione migranti, che sta “tramutando il Mediterraneo da culla della civiltà a tomba della dignità”
Un Mediterraneo che torni a “essere laboratorio di pace”. È questo l’auspicio espresso da Papa Francesco nel sul discorso che, alla presenza di Emmanuel Macron, ha chiuso il recente viaggio a Marsiglia, in Francia. Il Pontefice ha usato parole decise e forti sulla questione dei migranti, rilanciando quel “grido di dolore” troppo spesso inascoltato che “sta tramutando il mare nostrum in mare mortuum, il Mediterraneo da culla della civiltà a tomba della dignità. È il grido soffocato dei fratelli e delle sorelle migranti”.
Un appello alla società e alla politica
Quello del Papa non è solo un “appello” all’umanità di tutti ad ascoltare la voce dei più poveri e di chi è in difficoltà, ma è anche un invito alla politica a non utilizzare le parole “emergenza” e “invasione” con leggerezza. Perché, nei fatti: “Il fenomeno migratorio non è tanto un’urgenza momentanea, sempre buona per far divampare propagande allarmiste, ma un dato di fatto dei nostri tempi”. Un fatto che “Va governato con sapiente lungimiranza: con una responsabilità europea in grado di fronteggiare le obiettive difficoltà”.
Papa Francesco non nasconde certo che “l’integrazione è faticosa”, ma sottolinea come questa sia l’unica risposta “lungimirante”, perché propedeutica a un “futuro che, volenti o nolenti, sarà insieme o non sarà”.
L’esempio dei cristiani
In questo contesto, Papa Francesco si rivolge poi, in particolare, ai cristiani: “Ebbene, noi cristiani, che crediamo nel Dio fatto uomo, nell’unico e inimitabile Uomo che sulle rive del Mediterraneo si è detto via, verità e vita (cfr Gv 14,6), non possiamo accettare che le vie dell’incontro siano chiuse. Non chiudiamo le vie dell’incontro, per favore! Non possiamo accettare che la verità del dio denaro prevalga sulla dignità dell’uomo, che la vita si tramuti in morte! … È bello che i cristiani non siano secondi a nessuno nella carità; e che il Vangelo della carità sia la magna charta della pastorale. Non siamo chiamati a rimpiangere i tempi passati o a ridefinire una rilevanza ecclesiale, siamo chiamati alla testimonianza: non a ricamare il Vangelo di parole, ma a dargli carne; non a misurare la visibilità, ma a spenderci nella gratuità, credendo che ‘la misura di Gesù è l’amore senza misura’.”
Il Papa è tornato sull’argomento anche durante l’Angelus di domenica 24 settembre, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Nell’occasione il Pontefice ha ribadito come “migrare dovrebbe essere una scelta libera, e mai l’unica possibile. Il diritto di migrare, infatti, oggi per molti è diventato un obbligo, mentre dovrebbe esistere il diritto a non emigrare per rimanere nella propria terra”.
L’itervento completo di Papa Francesco all’Angelus può essere letto QUI
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