Francesco Bruni, regista della serie Netflix “Tutto chiede salvezza” ha ricevuto il premio Famiglia Cristiana al Festival di Venezia per il suo lavoro che indaga le domande esistenziali dell’uomo
Come ben sanno tutti gli appassionati di cinema e non solo, i primi giorni di settembre sono quelli in cui a Venezia si tiene il famosissimo Festival del Cinema. Tra ospiti internazionali, influencer, pellicole e iniziative di beneficienza (come quella del noto brand Mombel che anche quest’anno ha portato una sedia di design che è stata firmata dalle tante star presenti e che verrà poi messa all’asta durante l’evento di Natale di Ai.Bi. Il Bello che Fa Bene), i primi giorni della kermesse hanno visto il noto settimanale Famiglia Cristiana consegnare un significativo riconoscimento a Francesco Bruni, sceneggiatore e regista della serie di Netflix “Tutto chiede Salvezza”.
Un premio per chi sa indagare le domande esistenziali dell’uomo
L’obiettivo del premio, che esiste dal 2022, è dare un riconoscimento ai registi che, attraverso le loro opere, indagano le domande esistenziali dell’uomo.
L’opera per la quale è stato premiato Bruni è la serie tratta dall’omonimo libro di Daniele Mencarelli: finalista al premio Strega, vincitore del premio Strega Giovani, vincitore del premio Segafredo Zanetti-un libro un film, vincitore del premio Anima per il sociale.
Riassumere la trama del libro (e della serie) è tutto sommato molto facile: Daniele (“L’io narrante, il quale coincide con l’autore” – ha scritto Angelo Ferracuti su Il Manifesto) si sveglia nel reparto psichiatrico di un ospedale dopo essere stato sottoposto a un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Qui, conosce i “cinque pazzi” che condividono la stanza con lui.
Come detto, bastano poche righe per tratteggiare la cornice della vicenda che, però, al suo interno, si dipana in una fitta rete di schizzi e di ritratti; di linee spezzate e fitte pennellate; di colori e di ombre… Un mondo intero rinchiuso in uno spazio angusto in cui però, paradossalmente, Daniele riesce a essere libero come non mai. Libero di essere se stesso senza recitare parti: libero di trovare amicizia e condivisione in persone che la società ha deciso di allontanare e, forse, dimenticare. Un racconto bellissimo e disperato della “rabbiosa ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza”.
“Sono agnostico, pieno di dubbi, ma mi accorgo sempre di più che ho delle caratteristiche che mi accomunano al pensiero cattolico: la compassione, la solidarietà, la tendenza alla spiritualità – sono le parole di Bruni dopo aver ricevuto il premio, come riporta cinematografo.it. È un’intersezione che mi colpisce, a maggior ragione in un momento come questo, in cui la società fa fatica a mettere insieme le persone che non la pensano uguale”
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