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Se abbiamo compreso che accogliendo un piccolo bambino accogliamo Lui… lì troveremo la gioia che sovrasta ogni difficoltà

Domenica 16 luglio 2023 (XV domenica del Tempo Ordinario) Cristina e Paolo Pellini (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-9)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-9)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, ilsessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

 

Il commento di Cristina e Paolo

Il brano dell’evangelista Matteo, l’ex esattore fiscale e uomo concreto, ci presenta oggi una delle più note e più belle parabole di Gesù. Gesù esce di casa e si reca sulla spiaggia. Probabilmente è a Cafarnao, cittadina sul lago di Tiberiade che Gesù usava come base per i suoi spostamenti in Galilea. Si raduna tanta folla per ascoltarlo. È ormai “famoso”, c’è fame della sua parola o forse solo curiosità. Addirittura non c’è più spazio sulla spiaggia e Gesù è costretto a salire in barca per predicare. Tanta gente, ma Gesù sembra quasi con le sue parole voler scremare la gran quantità di persone presenti.

Racconta la parabola del seminatore di cui Gesù stesso svelerà il significato ai suoi discepoli (gli apostoli e la cerchia più stretta di quelli che lo seguono) nel brano successivo quando gli viene chiesto perché parli in parabole e Gesù risponde citando una profezia contenuta nel libro del profeta Isaia, al capitolo 6.

Il succo della sua risposta è: a coloro che non sono discepoli non viene dato di conoscere i misteri del regno dei cieli. Prima bisogna mettersi in ascolto del Signore, sarà poi Lui a metterci nelle condizioni di ascoltare e capire. Il seme gettato sulla roccia è seme sprecato, mai potrà morire e germogliare; se il terreno è fertile, accoglie il seme e lo trasforma, solo così il germoglio è assicurato.

Quante volte l’ascolto della Parola rimbalza da noi come un seme sulla roccia? Quante volte, pur dediti all’ascolto della Parola, non siamo in grado di farla nostra, comprendendo ciò che ci sta dicendo? Quante volte non ricordiamo quanto abbiamo letto o sentito del Vangelo pochi minuti dopo averlo fatto? Quante volte, pur avendo ascoltato e meditato, la Parola non è presente nel nostro quotidiano delle relazioni ma solo in momenti speciali? Quante volte anche noi pretendiamo di poter capire senza l’umiltà di metterci in ascolto, senza prima avere la pazienza di metterci in cammino, mettendo con fiducia i nostri piedi nelle sue impronte?

La verità a cui aspiriamo è solo in Cristo. Solo Lui può svelarci il cammino da intraprendere. Senza il desiderio della sequela, senza la fiducia e l’affidamento tutto ciò che ci viene donato gratuitamente, non apprezzato, non compreso, ci verrà tolto semplicemente perché non produrrà frutti, morirà in noi. Qualsiasi dono infatti ci venga fatto se non restituito in qualche modo, se non messo in circolo, è inutile e, essendo appunto fine a se stesso, ci lascia con un pugno di mosche in mano.

Così anche l’avvicinarci alla Verità, quella che ci rende liberi e quindi ricchi di gioia profonda, è possibile se lasceremo che la Parola ci permei riempiendoci di Spirito.

Così deve essere anche nel nostro impegno nell’accoglienza dell’abbandonato, dei bambini in difficoltà: il vedere, il sentire storie di abbandono può parlare al nostro cuore e indurci ad agire solo se il terreno che noi abbiamo preparato è fertile. Se abbiamo compreso che solo la carità ci rende ricchi, che accogliendo un piccolo accogliamo Lui. E lì c’è la gioia che sovrasta ogni difficoltà.

L’ascolto della Parola, il frequente accesso ai sacramenti, la preghiera, la frequente invocazione allo Spirito Santo, perché scenda nei nostri cuori, nella mitezza e nell’umiltà, la vita vissuta con amore con e per i fratelli e le altre famiglie: tutti strumenti con cui possiamo “irrigare” il nostro spirito perché diventi fertile nell’accoglienza.

Allora sì renderemo il trenta, il sessanta, il cento, addirittura, in frutti provenienti da quell’unico seme che il seminatore ha posto nella terra del nostro cuore.

Ti preghiamo, o Santa Trinità, che non abbiamo mai la presunzione di “salvare” i bambini abbandonati e in difficoltà lontani da Cristo.

Ti preghiamo, Spirito Santo, metti nei nostri cuori e nel cuore dei nostri figli il tuo amore perché noi genitori possiamo diventare a nostra volta degli umili “piccoli seminatori” nella terra dei loro cuori. Amen.

 

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