Riflessioni intense del Cardinale Zuppi sull’importanza della pace e della memoria. L’arcivescovo di Bologna invita a non dimenticare gli orrori della guerra e a mettere in azione la pace che possediamo. Un appello a pregare e a essere promotori attivi di un mondo migliore
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), ha affermato che tutti necessitiamo di un bene comune. Secondo lui, se tale bene manca, si applica la logica del più forte e del “me ne frego”. Questa è stata la rivelazione recente che la pandemia ha portato alla luce, evidenziando la necessità di aiutarci reciprocamente. Egli ha sottolineato che tutti siamo nella stessa situazione, utilizzando l’esempio delle alluvioni in Emilia Romagna per dimostrare che, nonostante la gravità della situazione, la solidarietà e il desiderio di ricostruire hanno prevalso. Spesso l’apparenza è considerata più importante della realtà, ma la pandemia ci ha insegnato l’importanza di ritornare al lavoro e di aiutarci a vicenda. Secondo Zuppi, dobbiamo evitare di adottare una mentalità estranea o addirittura ostile verso gli altri. Al contrario, dobbiamo rimanere uniti e avvicinarci gli uni agli altri.
Per accogliere è necessaria la gentilezza
Il cardinale Zuppi ha affermato che la gentilezza è fondamentale per l’accoglienza. Ha richiamato l’enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti”, sottolineando che la gentilezza non riguarda solo la buona educazione, ma soprattutto il modo in cui guardiamo gli altri. Ha spiegato che la gentilezza non è qualcosa di insignificante, ma piuttosto un atteggiamento di rispetto, premura e attenzione verso gli altri. Ha affermato che tutto inizia con essa, con il non guardare il mondo intorno in modo indifferente o indistinto. Ha sottolineato che questa ha il potere di disarmare, di far sorridere e di aiutare a migliorare la condizione dell’altro.
Il cristiano è professionista dell’accoglienza
Ha poi evidenziato che un cristiano è sempre un professionista dell’accoglienza e ha fatto notare che spesso siamo respingenti, ma al contempo ci dispiace essere respinti. Ha spiegato che ci sono molte forme di gentilezza che permettono agli altri di esprimersi. Questo, secondo lui, è l’essenza dell’accoglienza. Ha sottolineato che l’accoglienza non consiste nel catalogare una persona e poi cercare cosa possiamo fare per lei. Si tratta invece di agire, di chiedere e di interessarsi. Ci si deve interessare all’altro che si trova in difficoltà e non limitarsi ad indirizzarlo verso un professionista, anche se la professionalità è sicuramente importante. Non si dovrebbe usare come scusa il fatto che noi non siamo dei professionisti per evitare di prenderci cura dell’altro.
Di quanta sicurezza abbiamo bisogno per vivere?
Attraverso la domanda: “Di quanta sicurezza abbiamo bisogno per vivere?” Zuppi ha osservato che trascorriamo gran parte del nostro tempo a decidere chi accogliere e chi respingere, quando in realtà dovremmo rendersi conto che il tema dell’accoglienza non riguarda solo gli stranieri, ma riguarda tutti noi. Ha evidenziato che è un pericoloso spettro in cui possiamo cadere anche noi stessi. Ha sottolineato che la natalità e l’accoglienza sono due facce della stessa medaglia, sono la stessa cosa. Ha fatto notare che i nostri nonni non avevano alcuna certezza sul futuro quando hanno dato alla luce nuove vite, nonostante i numerosi problemi che affrontavano.
L’amore per risolvere i problemi
Successivamente, si è chiesto se una vita senza problemi o con problemi futili sia veramente bella. Ha indicato l’amore come via per risolvere i problemi e per vivere una vita bella. Ha affermato che la sicurezza deriva dall’amore e che l’amore è accoglienza. Ha sottolineato che l’accoglienza ci apre sempre al futuro e che se manca l’accoglienza, manca anche il futuro. Pertanto, se desideriamo un futuro, non dobbiamo avere paura, ma abbracciare l’accoglienza e l’amore. Ha sottolineato la continua ricerca della vita dall’inizio alla fine. Ha poi richiamato alla memoria il tragico caso di Giulia Tramontano, una giovane incinta uccisa dal suo compagno, esprimendo profondo dolore per le due vite spezzate. Ha enfatizzato l’importanza della sacralità della vita, che ci guida verso una buona esistenza. Ha evidenziato che quando sembra che tutto sia possibile e si possa scegliere qualsiasi cosa, si finisce per farsi del male e farne agli altri. Ha sottolineato che dobbiamo sempre cercare la vita dall’inizio alla fine e che non la troveremo nelle dipendenze o nelle paure, ma solo nell’amore.
La guerra in Ucraina
Il cardinale Zuppi ha poi concluso il suo intervento riflettendo sul suo recente viaggio in Ucraina. Ha fatto notare che spesso non ci rendiamo conto o abbiamo dimenticato cosa significhino i bombardamenti e l’esperienza di vedere i genitori uccisi. Ha sottolineato che abbiamo dimenticato la tortura, affermando che non dobbiamo limitarci a pregare, ma dobbiamo anche mettere in pratica la pace che abbiamo per coloro che non ne godono. Ha poi evidenziato che la pace è sempre molto fragile e quindi dobbiamo ricordarci di pregare per la pace e di essere promotori attivi della pace. Non dobbiamo mai permettere all’odio di prevalere, dobbiamo costruire la pace.
(Fonte: Agensir)
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