Venerdì 16 giugno 2023 (solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù) don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Il commento di don Massimiliano
La Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù si annuncia da sé, già dal suo titolo, con un timbro affettivo, particolarmente congeniale a illuminare la vita famigliare.
Non vuole però condurci a un senso solamente sentimentale della nostra fede. Il Vangelo proclamato ci porta nientemeno che alla scuola (“imparate …”) del cuore di Gesù che ci invita ad apprendere da lui che è mite e umile di cuore per trovare ristoro per la nostra vita. Mitezza e umiltà non sono sentimenti vagamente consolatori o qualità residuali da cercare quando proprio tutto il resto non ha funzionato, sono invece i connotati dell’autoritratto che Gesù ci consegna. Il cuore mite e umile è quello del Figlio che si rivela nel suo profondissimo rapporto di conoscenza, cioè di amore, con il Padre. La relazione decisiva, unica e insuperabile del Cristo è quella nella quale vuole inserirci con il dono del suo Spirito. Non ci chiede in proposito particolare preparazione intellettuale o requisiti speciali, ce la offre se siamo “piccoli”, cioè pienamente e solamente fiduciosi in Lui. Non la nostra forza, ma la serena accettazione delle nostre fatiche, oppressioni, limiti e stanchezze saranno la via per cercare con mitezza e umiltà la nostra salvezza nel cuore del Padre e del Figlio, nel respiro del loro Spirito che ci ristora.
Nella concretezza della vita famigliare molto spesso i rapporti possono diventare difficili e si avverte forse il peso gli uni degli altri, al quale vorremmo ovviare quasi sempre cambiando qualcosa nei congiunti. Il Maestro invece ci sprona ad accogliere il peso e il giogo dei legami di affetto con il desiderio di imparare dal suo cuore. Nessuno è già capace di amare con umiltà, che è il sinonimo della autenticità, e con mitezza, cioè con la forza disarmata e disarmante della pazienza amorevole. Da genitori o da figli, da suoceri, nonni o da nipoti, da fratelli o da parenti, facciamo a gara per chi comincia sempre di nuovo a voler imparare, a riconoscer se stesso così piccolo da cercare sempre di apprendere prima che di insegnare e di offrire a tutti l’esempio che in famiglia ci si può ristorare portando insieme pesi che diventano leggeri e gioghi che si rivelano dolci. Insieme a Gesù, mite e umile di cuore!
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