Domenica 21 maggio Jussara, Renata e Giovanni Solfrizzi (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Il commento di Jussara, Renata e Giovanni
Il Vangelo di Matteo si conclude con l’ultima apparizione di Gesù agli Undici, subito prima dell’assunzione in cielo (come si comprende dalla narrazione, ad esempio, del Vangelo di Marco). Un racconto scarno ed essenziale, di poche righe, ma nel quale si scopre, attraverso la meditazione, che ogni frase, ogni parola, è straordinariamente ricca di significato.
Gesù ha indicato ai suoi di andare sul monte in Galilea e questa montagna ci fa pensare al monte della Trasfigurazione dove Mosè ed Elia appaiono con Lui confermandoci che è proprio lui il Messia che ci era stato promesso. Alla sua vista, i discepoli si prostrano, ma dubitano, proprio come capita molto spesso a noi, quando ci inginocchiamo fiduciosi davanti al Signore, ma al tempo stesso riconosciamo la nostra fatica nel seguire il suo insegnamento, nel capire la direzione da prendere per mettere in pratica la sua Parola.
Gesù “si avvicinò”: nonostante il dubbio, nonostante l’essere stato disconosciuto e abbandonato da tutti i suoi discepoli proprio nel momento più grave, nell’ultimo giorno, sulla croce, Gesù si avvicina ancora!
In un tanto naturale e, verrebbe da dire, quasi banale gesto di silenziosa accoglienza, Gesù si avvicina ai discepoli e li invita – ma in realtà si avvicina ad ognuno di noi e ognuno di noi invita – ad andare, uscire dal nostro guscio e stare tra la gente, semplicemente seguendo il Suo esempio: ad accogliere l’altro perché diventi a sua volta discepolo, immerso nella Santa Trinità, che è la Fonte del cammino che ci porta alla Salvezza.
Gesù comanda ai discepoli di evangelizzare il prossimo: dopo la Resurrezione chiede ai discepoli – quindi a ciascuno di noi – di portare a tutto il mondo, a tutti i popoli, la meraviglia del vivere nella sua Parola, nel suo Amore, nonostante le fatiche quotidiane che spesso ci sembrano insormontabili o incomprensibili.
Per farlo, tuttavia, non bastano le parole, è necessario imparare a vivere il Vangelo giorno per giorno, immagazzinando quella luce che solo Lui può darci e che solo in questo modo possiamo trasmettere a chi ci sta intorno, ai nostri figli, agli amici, ai colleghi di lavoro …
Con la sua Ascensione, Gesù ci lascia un compito davvero enorme, ma al tempo stesso possibile se osserviamo tutto ciò che ci ha comandato: sedendo alla destra del Padre ci guida e ci sostiene nella costruzione della sua Chiesa.
E le sue ultime parole sono il più straordinario gesto di accoglienza nei confronti di ciascuno di noi: mentre si allontana, al tempo stesso rassicura tutti noi promettendo di essere con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Non dimentichiamolo mai!
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