La terza tappa del Cammino verso Emmaus e il parallelismo tra il racconto dei discepoli e quello delle famiglie. Tutte le esperienze sembrano iniziare allo stesso modo
Un lungo cammino memorabile, durante il quale avvennero fatti davvero simbolici. Infatti, questo cammino è fonte d’ispirazione per la spiritualità dell’accoglienza adottiva e affidataria.
Siamo ormai giunti alla terza di sette tappe e, per chi si fosse perso le precedenti:
L’introduzione è disponibile QUI, il primo momento del Cammino è stato pubblicato QUI e la seconda tappa, invece, la si può leggere QUI.
Terza tappa
Dopo la pubblicazione del testo della meditazione proposta da don Maurizio Chiodi nel contesto di una lectio divina dedicata al brano del vangelo di Luca (Lc 24,13-35), condividiamo qui di seguito le riflessioni del Gruppo Famiglie della Regione Sicilia le quali, coordinate dai coniugi Daniela e Antonio Sanseverini e guidate da Padre Giovanni Ioppolo, si sono incontrate a Messina presso la Parrocchia di “Santa Lucia”.
Tutto sembrava arido e vuoto, poi …
Dopo aver letto il passo del Vangelo di Luca, pian piano ne abbiamo commentato le sue parti: dalla partenza fino al ritorno dei due discepoli a Gerusalemme, dove raccontano la loro esperienza agli Undici. È emerso un evidente parallelismo tra il racconto dei discepoli di Emmaus con quello delle famiglie presenti alla lectio. Tutte le nostre esperienze sembrano iniziare allo stesso modo, cioè col sentirsi ingannati e con il sentirsi inutili: l’incapacità di formare una famiglia “standardizzata” ci portava a “discutere” o chiuderci totalmente in noi stessi, a non aprirci al futuro. Tutto sembrava arido e vuoto. Eravamo coppie di sposi fondamentalmente credenti, ma la cui fede era una non-fede, costellata da tanti “se” e da tanti “ma”. Non riuscivamo a vedere il vero Gesù, quello aperto appunto al futuro. Nulla di strano quindi che non riuscivamo a riconoscere il Gesù che diventava nostro compagno di strada, quando iniziammo il percorso adottivo. Troppo lungo l’iter, troppa burocrazia: l’adozione era un percorso puramente tecnico. Non si percepiva bene l’iniziativa di Gesù, la Sua presenza. Non potevamo immaginare che egli era davvero presente, che eravamo diventati un suo meraviglioso strumento. Poi lentamente ecco riemergere l’entusiasmo e la speranza, ma soprattutto la consapevolezza di una forza interiore che ci faceva accettare quel rimprovero, forse un po’ duro, ma che in realtà aveva scosso i nostri cuori: “O stolti e restii nel credere a tutto ciò che hanno detto i profeti”.
Gesù è risorto. “Ed essi dissero: «Non era forse pieno di ardore il nostro cuore quando, durante il cammino, ci apriva il senso delle Scritture?»”.
Per alcune delle famiglie presenti quella sera, le Scritture sono servite non soltanto a far capire loro che qualcosa era cambiato: il tempo dell’attesa è stato un periodo fruttuoso, un periodo durante il quale non ci si sentiva più soli, si era entrati in comunione con Lui. Davvero è vivo, davvero è risuscitato dai morti, davvero lo abbiamo incontrato, visto, toccato, abbracciato, coccolato, viziato! È questa la bella notizia siamo diventati famiglia. La tristezza, l’angoscia, l’ansia dell’attesa sono svanite, sono diventate un lontano ricordo nel momento in cui abbiamo incontrato i nostri figli.
Sentimenti, emozioni che erano palpabili e che sono stati trasmessi al sacerdote che ci ha guidato, il quale visibilmente commosso dalle nostre parole, ci ha detto “si sente fortemente la presenza dello Spirito Santo questa sera!”.
Siamo orgogliosi di essere famiglie adottive, perché adottare significa accogliere, aprirsi all’altro senza i “se” e i “ma” che ci avevano tormentato all’inizio del nostro cammino. Famiglie che rientrate in Italia non si sono chiuse in casa, ma si sono confrontate con le loro comunità parrocchiali, con gli amici. Testimoniando e raccontando della loro esperienza che va al di là dell’appagamento genitoriale: «veramente il Signore è risorto, tutta sua è stata l’iniziativa, si è reso presente, è diventato “Incontro”». Questo deve essere testimoniato a tutte quelle coppie che hanno perso la speranza: «di queste cose voi sarete testimoni perché io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso».
Questa è la missione che Gesù ci affida che riguarda non solo noi genitori ma anche i nostri figli perché crescendo, diventino testimoni visibili, sono coloro che hanno portato la loro croce ogni giorno e l’hanno portata con dignità. Per concludere il racconto del nostro bellissimo incontro vogliamo citare Don Tonino Bello che ci ha sempre accompagnato in tutte le tappe della nostra vita: “È sempre l’amore la rete sotterranea di quella fame improvvisa di felicità che, in alcuni momenti della vita, ti trapassano lo spirito, ti riconciliano con le cose e ti danno la gioia di esistere”.
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